Roma, 27 Gennaio 2020 - 1:47

Storie da tram

Francesca Piro

Anatomopatologa e fondatrice del salotto letterario "“La linea d’ombra”

16 Ottobre 2019

Quel 16 ottobre che insegna il valore della Memoria. Anche nel quartiere

16 ottobre. Se vivi a Roma, a questa data fai caso. Mentre prepari il caffè e guardi fuori. 16 ottobre 1943. Erano da poco passate le 5:00 di un sabato mattina, quando i nazisti entrarono nel ghetto e portarono via oltre 1259 persone, tra donne, uomini e bambini. Due giorni dopo, su treni dai vagoni piombati, sarebbero stati trasferiti ad Auschwitz.

Tornarono in 16 – ancora questo numero – 15 uomini e una donna. Nessuno dei bambini tornò mai da Auschwitz. 16 ottobre 1943. Era Shabbath. Ne presero tanti perché era giorno di festa. “Fu antisemitismo di Stato, non di popolo”, disse una volta il rabbino Toaff, perché a differenza dell’Europa centrale e orientale, in Italia e a Roma, gli ebrei non erano odiati. Tanto che prima del rastrellamento, molti degli abitanti del ghetto si erano trasferiti in città e molti furono i romani e gli italiani che nascosero in casa intere famiglie ebree o che li aiutarono a scappare.

Ecco perché oggi ci sono quartieri di Roma dove le insegne dei negozi riportano cognomi tipici degli ebrei di Roma. A Prati come a San Giovanni, nel quartiere Africano o qui, nel mio quartiere, il Trieste. Dal ghetto, nato per volontà di papa Paolo IV, tra il Campidoglio e Torre Argentina, nel centro economico e finanziario dell’antica città, le famiglie si erano spostate fuori le mura, a cercare protezione e rifugio nelle case di altri che già si erano stabiliti lì, novelli abitanti di nuovi quartieri nati agli inizi di quel Novecento che si era già dimostrato traditore di sogni tanto fantasticati.

Ce ne sono di pietre d’inciampo nel quartiere. Già subito all’inizio di via Po e poi salendo ancora verso via Salaria, e giù lungo via Sebino, la casa del piccolo Ugo Forno. Anche da qui sono partiti per Auschwitz, o meglio li hanno trasferiti, nell’inganno, nella bugia di un campo di prigionia che si è poi rivelato essere di sterminio. Sistematico, organizzato, pianificato. Espressione agghiacciante dell’orrido in cui era precipitata l’umanità. 16 ottobre 1943. Sono passati 76 anni. I 16 che tornarono sono morti tutti, anche se le loro parole e i loro ricordi sono stati raccolti tra i fogli del Centro di Documentazione ebraica. Dietro i vetri del tram, si rincorrono le case di viale Regina Margherita. Mi lascio trasportare dai pensieri. Una volta la senatrice Liliana Segre, anche lei sopravvissuta ad Auschwitz e instancabile testimone, ha detto: “La memoria difende la democrazia”. 16 ottobre 2019. Oggi. Ricordiamo.