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Mamiani occupato: il racconto dei tre giorni tra raid fascisti e scissioni

di Sergio Campofiorito

Per tre giorni gli occhi del quartiere si sono soffermati su una delle sue scuole storiche, il Mamiani di viale delle Milizie. Sono stati tre giorni intensi, anche drammatici, che hanno lasciato una profonda spaccatura all’interno della comunità scolastica del liceo e che avranno strascichi già nei prossimi giorni.

Mamiani occupato

Tutto è iniziato nel tardo pomeriggio del 10 febbraio, quando circa 130 studenti hanno fatto irruzione, secondo la dirigente scolastica, Tiziana Sallusti, spintonando uno dei professori. Gli occupanti hanno immediatamente barricato gli ingressi e serrato i cancelli con pesanti catene.

La polizia davanti al Mamiani

Sul posto sono intervenute due pantere della polizia che si è limitata a monitorare la situazione L’occupazione è stata decisa “perché le nostre proteste nelle piazze dei giorni scorsi non sono state ascoltate”, come ha spiegato Nina, 17 anni, rappresentante d’istituto. I ragazzi protestano per le misure adottate dalle istituzioni per il ritorno a scuola durante l’emergenza Covid. In particolare, sotto accusa sono la didattica a distanza e il sistema dei trasporti pubblici. Gli occupanti, stando a quanto dichiarato dai rappresentanti, si sono sottoposti tutti al tampone prima del raid.

La preside del Mamiani, Tiziana Sallusti, a colloquio con la polizia davanti alla scuola occupata

La mattina dopo, 11 febbraio, la preside si è recata al commissariato per sporgere denuncia. “Non siamo contro i ragazzi, noi li abbiamo sempre aiutati e sostenuti, ma una cosa è manifestare le proprie idee, un’altra usare la violenza e mettere a rischio la salute di tutti – ha dichiarato Sallusti -. “Siamo preoccupati soprattutto per l’aspetto sanitario. A scuola c’è un controllo e le misure vengono rispettate, ma ora non sappiamo cosa stia succedendo dentro, di sicuro, una volta finita l’occupazione, tutti gli studenti della scuola verranno messi in quarantena, perché non possiamo sapere chi possa aver partecipato. E questo vuol dire altri quindici giorni di didattica a distanza, lo strumento contro il quale i ragazzi protestavano”. Intanto la didattica, sia in presenza sia a distanza, è stata interrotta per tutti i 1.100 studenti della scuola.

Ma non tutti sono stati concordi con gli occupanti, molti studenti hanno criticato la scelta “di una minoranza che ha deciso per tutti in modo antidemocratico”. Nella mattinata del 12 febbraio si è infatti tenuta una controprotesta degli studenti che ha segnato la spaccatura della comunità studentesca del liceo. Una cinquantina di ragazzi hanno inscenato un sit-in per sottolineare il loro malcontento riguardo ai compagni barricati dentro al liceo.

Lo striscione degli studenti contro l’occupazione del Mamiani

“Siamo qui per manifestare il nostro dissenso – hanno commentato Francesca, Matteo e Carmelisa, tutti della 3C – per l’occupazione che è stata decisa da una minoranza di studenti, è stato un gesto estremo e antidemocratico. Sono stati creati grandi dissidi all’interno della scuola che, una volta risolta l’occupazione, andranno sanati. Siamo consapevoli delle carenze del sistema scolastico, ma non sono questi i toni e le maniere”. 

La protesta degli studenti contro l’occupazione del Mamiani

Il dramma si è sfiorato nella tarda serata del 12 febbraio, quando un raid notturno a opera di fascisti armati di mazze, bastoni e attrezzi taglienti ha seminato il panico nel liceo. Dopo aver lanciato una bomba carta all’interno della scuola, gli aggressori (età presunta 25 anni circa) si sono scagliati contro gli studenti, uno di loro è rimasto lievemente ferito. Sul posto è intervenuta la polizia, ma gli aggressori si erano già dileguati lasciandosi dietro gli oggetti contundenti.

Un oggetto contundente lasciato dagli aggressori. Foto dal gruppo Facebook Colettivo Mamiani

Arriviamo, infine, alle 10.16 del 13 febbraio quando si è conclusa l’occupazione del Mamiani. Una trentina di studenti, reduci dei 130 circa che avevano fatto irruzione sono usciti dai cancelli scandendo “siamo tutti antifascisti”.

Ad attendere i ragazzi fuori dai cancelli c’erano circa duecento coetanei, provenienti anche da altre scuole della Capitale, per solidalizzare con i liceali. E qualche genitore. Subito dopo la liberazione del Mamiani, la preside, Tiziana Sallusti e i professori sono entrati nell’istituto per verificarne le condizioni.

Il cordone delle forze dell’ordine davanti al Mamiani

Tutte le attività didattiche sono state sospese fino a nuova indicazione.


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