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“Io, penalista, così combatto la violenza contro le donne”

di Daniele Petroselli

di Daniele Petroselli

Una penalista, ma soprattutto un’avvocata, come dice sempre lei, che da anni vive (e lavora) nel Trieste-Salario. Marilia Tiso è da sempre accanto alle donne. La sua lotta contro la violenza di genere va di pari passo con la sua carriera. E oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999, parlarne è sempre più importante.

Il fenomeno della violenza contro le donne ha una matrice culturale – ricorda la Tiso, che ha raccontato la sua battaglia anche nel volume di Typimedia “Trieste-Salario in 100 personaggi (+1). Vite nel quartiere” -. Le maglie della nostra società sono intrise di un pensiero che alimenta purtroppo la violenza, che avviene a diversi livelli. Negli anni è cresciuta la sensibilizzazione sul fenomeno, si parla sempre più di femminicidio. Ben venga una giornata come questa ma di violenza contro le donne non si deve mai smettere di parlare. È un fenomeno che va combattuto sempre, partendo dall’aspetto culturale, facendo informazione e facendo capire alle donne i loro diritti, aiutandole a parlarne, ad avere fiducia nelle istituzioni a cui si affidano”.

E tra queste ci sono i centri antiviolenza, sempre più fondamentali. E lo sa bene la Tiso, che da anni collabora con DifferenzaDonna (con base a Prati, in via Tacito 90) ong dalla quale è nata l’Associazione nazionale D.I.Re. – Donne in Rete contro la violenza, la rete nazionale dei Centri antiviolenza e Case delle donne: “Queste associazioni accolgono realmente le donne che fuggono dalla violenza, le sostengono dal punto di vista psicologico e morale, mettendole in condizione di tornare ad avere una piena autonomia”.

DAL 2009 MARILIA TISO COLLABORA CON LA ONG DIFFERENZADONNA, DI BASE A PRATI

Il 2020 sarà ricordato come l’anno del Covid-19. Un lockdown, quello di marzo, che ha fatto purtroppo riemergere il fenomeno della violenza sulle donne in maniera preoccupante: “Il numero 1522 (numero anti violenza e stalking, gestito anche da DifferenzaDonna, ndr) ha fatto segnare un aumento del 75% delle telefonate. Il primo lockdown e la necessità di rimanere chiuse in casa hanno facilitato le violenze in ambito familiare. Perché molti pensano che la violenza di genere sia solo una questione di stupri ma non è così. La maggior parte dei casi avviene all’interno delle mura domestiche, nelle relazioni familiari, cosa che rende più complicato per una donna rendersi conto immediatamente che sta subendo violenza. Ecco perché è importante il confronto e la rete, qualcuno che offra alla donna la possibilità di parlare, di credere alle sue parole e di farla sentire compresa”.

Il Covid ha costretto a casa tante donne e questo ha aggravato la situazione: “Per tante è difficile fare una telefonata, ma anche uscire per cercare aiuto. Spesso sono sottoposte a un controllo”. Ma non solo. L’emergenza sanitaria ha colpito le donne anche dal punto di vista economico: “Chi si trovava in situazioni precarie, ha per primo perso il lavoro. E neanche avere una piccola autonomia porta le donne che hanno queste situazioni ad essere maggiormente esposte alla violenza di genere“.

Spesso si trova il coraggio solo quando a essere coinvolti sono i figli: “Molte donne subiscono per anni e intervengono solo quando un figlio o figlia viene direttamente coinvolto nella violenza, nel senso che non solo la subiscono ma anche assistono a questa. Ma anche in questo caso è come se la subissero realmente. Le donne sono molto sensibili rispetto ai figli e gli uomini che fanno violenza sfruttano proprio questo tema per ricattarle. Si pensa che siano delle proprietà ma non è così: nè i figli nè le donne-mogli sono una proprietà. Esiste la libertà di autodeterminazione e basta”.

Un altro tema però meno trattato è quello della violenza nei confronti delle donne con disabilità: “Già è difficile per una donna che non ha disabilità riconoscere la violenza, immaginiamoci come possa esserlo per chi ce l’ha. C’è un sommerso incredibile – rivela la Tiso -. Si sta sempre più vedendo la difficoltà di tanti operatori nei confronti di questo fenomeno”.

C’è chi dice che mancano le leggi per combattere questa piaga. Ma non è così: “Le leggi ci sono tutte, si a livello nazionale che internazionale, si sono moltiplicate le iniziative. Quella che deve cambiare è la mentalità di chi si interfaccia al problema, la sensibilizzazione rispetto a situazioni di questo tipo. Ci vuole personale che preparato per affrontare questi problemi”.

E fa un augurio: “Spero ci siano sempre più uomini ‘femministi’, in grado di capire il valore di una donna e che si rendono conto che nei Paesi dove si lascia più libertà di emanciparsi, sono quelli più importanti, dove c’è maggior ricchezza. Le donne sono una risorsa importante per la società”.

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