9 Agosto 2020 - 19:39 . FuoriQuartiere . Cultura

“Il fascismo? Dico sì al museo”. La lezione di Zevi, che lotta per la memoria della Shoah

Pietre d'inciampo nel nostro quartiere
Pietre d'inciampo nel nostro quartiere

“Un museo del fascismo a Roma? E perché no”. Adachiara Zevi è la custode della memoria. È la donna che, per la Comunità ebraica di Roma, si occupa di posizionare nei quartieri – anche nel nostro – le pietre di inciampo: nome dell’arrestato. Poi deportato. Poi assassinato. Zevi è presidente della associazione “Arte in memoria”. È una guardiana della Shoah, il cui museo attende da venti anni di essere costruito: a Villa Torlonia, nel Trieste-Salario. Quello del fascismo, invece, non vedrà mai la luce. La sindaca Virginia Raggi ha spento sul nascere le polemiche, ha bocciato quella che era stata un’idea proprio pentastellata (!): “Roma è antifascista”, ha chiosato.

Adachiara Zevi

I PERCHÈ DEL SÌ

La domanda è: Zevi cosa ne pensa? Zevi, che tra l’altro è la sorella di Luca, il progettista del museo della Shoah. A (grandissima) sorpresa, Adachiara non solo non chiude all’ipotesi ma sarebbe favorevole. “Un museo del fascismo? Potrebbe essere un’occasione per fare i conti con la storia di quel periodo – dice a RomaH24 – e raccontare cosa sia davvero successo, a patto di affidare il progetto a un’equipe di storici preparati”.

L’ESEMPIO CHE VIENE DALLA GERMANIA

Per Zevi, l’esempio è la Germania: “Se il progetto venisse affidato a un’equipe di storici seri e costruito con finalità di insegnamento e di memoria, come quello che sorge a Berlino, e non di celebrazione, perché no?”. Non dimenticare. Quello è lo scopo. Per questo, Adachiara annuncia la posa di ventuno nuove pietre d’inciampo a Roma: “Come ogni anno, l’appuntamento è a gennaio, in diversi punti della Capitale”. In attesa che venga costruito un museo della Shoah, è così – con questi sampietrini dell’Olocausto – che Roma prova a non disperdere il patrimonio della più grande tragedia vissuta dall’umanità.