16 Marzo 2020 - 10:30 . Prati . Cronaca

Gli edicolanti di Prati: “Siamo rimasti soli nel quartiere dopo le norme anti Covid-19”

Bruno De Caria
Bruno De Caria

Un cartello affisso davanti che suona quasi di beffa: “In base al decreto dell’1 marzo è obbligatorio mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro tra le persone”. Decreto dopo decreto, però, le misure sono diventate sempre più stringenti per contenere il diffondersi del Coronavirus e gli edicolanti, insieme a negozi di generi alimentari, supermercati, tabaccai e farmacie sono tra i pochi negozi che possono rimanere aperti. In mezzo al quartiere deserto, poiché intanto per le persone è vietato uscire di casa se non per “comprovate necessità”. 

Barbara Howland

Barbara Howland, storica edicolante di via Oslavia, ha visto i suoi affari crollare: “Manteniamo la distanza di sicurezza con i clienti e stiamo attenti che la mantengano tra di loro, non uso la mascherina ma mi disinfetto costantemente con il gel. Le vendite? I giornali vendono più o meno come prima, è vero che c’è poca gente in giro ma viene compensato dal fatto che c’è più voglia di informarsi”.

Bruno De Caria, 62 anni, gestisce l’edicola tra viale Angelico e via Dardanelli: “Spero che finisca presto questo periodo, è triste vedere il quartiere così. Le edicole che soffrono maggiormente sono quelle che stanno vicino alle scuole o agli uffici, personalmente ho notato che la gente, stando a casa, passa più tempo a leggere e inoltre compera tante riviste di enigmistica. Un noto settimanale enigmistico va letteralmente a ruba”.

Sandro Vesperini

Sandro Vesperini, titolare del chiosco ubicato tra via Sabotino e via de Calboli, decreto dopo decreto ha dovuto adattarsi: “Prima chiudevo insieme ai bar di zona (alle 18, ndr), adesso faccio mezza giornata. Il quartiere è deserto, dopo le 14 preferisco abbassare le saracinesche e tornare a casa”.

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