Prati | Eugenio Rubei

Eugenio Rubei: “Così l’Alexanderplatz sbarca anche a Bruxelles”

di Daniele Petroselli

“L’Alexanderplatz non lascia, anzi raddoppia. Siamo pronti il 25 settembre ad aprire anche a Bruxelles”. Ad annunciarlo è Eugenio Rubei, figlio di Giampiero che nel 1982 creò il celebre locale jazz nel cuore di Prati, a via Ostia.

“Sarà un momento importante per la nostra storia quello che vivremo in Belgio – racconta Rubei, protagonista del volume di Typimedia “Prati in 100 personaggi (+1)” -. Sono pieno di energia, anche se la stanchezza si fa sentire (scherza, ndr). Apriremo al centro della città e la nostra sarà una proposta nuova. L’Alexanderplatz qui sarà un vero e proprio new concept: ci sarà musica tutti i venerdì e i sabati, ma durante la settimana sarà una libreria-ristorante. In più ci saranno vernissage, per aprire a tutto ciò che è cultura”.

L’Alexanderplatz di via Ostia 9

Ma l’obiettivo è ancora più grande: “Cercheremo di aprire più Alexanderplatz in Europa. A Bruxelles porteremo la nostra esperienza, la nostra musica di qualità, per rilanciare la proposta culturale. Cosa che nella Capitale non è possibile fare”. E qui c’è una critica a quanto sta accadendo in città: “Non c’è stata neanche un’Estate Romana, non c’è una proposta culturale seria. Noi negli ultimi due anni abbiamo rilanciato il jazz italiano, andando in controtendenza. Ma sarebbe stato possibile fare ancora di più se fossimo stati ascoltati”. E la ricetta per ripartire è semplice: “Basterebbe vedere fuori, come a L’Aquila, che nel post-terremoto è diventata il centro culturale del Paese. Servono non programmi ma volti nuovi nei posti giusti. C’è tanto e va valorizzato da persone che hanno le competenze giuste”.

Il 10 settembre intanto c’è stata l’apertura della stagione numero 37 del locale di Prati con il pianista Karim Blal. Il tutto seguendo le disposizioni Covid. “Siamo stati i primi a ripartire dopo il lockdown – racconta Rubei – cercando di essere sempre all’avanguardia nella nostra proposta musicale. La qualità è al centro della nostra programmazione. Tanti nomi nuovi, nuove proposte ma anche tanti artisti che strizzano l’occhio al jazz ma che non sono propriamente dei jazzisti, ma anche tanti volti noti nel panorama italiano e mondiale del genere come Fabrizio Bosso, Gegè Munari. E la ripartenza, in termini di visite, è stata più forte di quella del 2019 pre-Covid”.

L’interno dell’Alexanderplatz

Un lockdown dovuto al Coronavirus che ha fatto ripensare a molti l’idea delle proprie attività, ma non all’Alexanderplatz. Qui anzi si punta forte, più che mai, al jazz: “Nel 2020 abbiamo ricevuto il premio più importante, quello del Down Beat Magazine, la bibbia mondiale del jazz, come unico locale italiano tra i cento più importanti al mondo nel settore – conclude Rubei -. Non siamo noi che dobbiamo cercare nuove strade, ma dobbiamo consolidare il nostro valore, confermando la grande qualità del nostro prodotto. E continueremo a farlo, con la passione di sempre”.

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