Nomentano | La Storia

Agostino Raponi, il partigiano che scampò alle Fosse Ardeatine

di Antonio Tiso

Sarebbe dovuto morire anche lui alle Fosse Ardeatine, dove 335 civili e militari italiani, prigionieri politici, ebrei e detenuti comuni vennero trucidati dai nazisti. Invece il 24 marzo 1944 Agostino Raponi, il partigiano fioraio di via Catanzaro si salvò. La scaltrezza della moglie, Giuseppina Bocci, fu la chiave della sua sopravvivenza. Agostino era un organizzatore della V Zona del Partito comunista italiano al Nomentano. Era stato arrestato dalle SS il 2 novembre 1943 al vivaio di piante di via Ernesto Monaci, dietro le poste di piazza Bologna. Fu portato al carcere di via Tasso, dove venne torturato. A causa delle ferite subite si debilitò. Continuava ad avere delle emottisi e fu ricoverato nel carcere di Regina Coeli. Qui, al III Braccio, fu in cella con Saragat. Dato che però le sue condizioni di salute non miglioravano fu condotto in infermeria, dove nel febbraio del 1944 assistette tutta la notte Leone Ginzburg. L’intellettuale morì tra le braccia di Agostino a causa delle ferite per le botte ricevute dai nazisti.

Poi la svolta, grazie al professor Giusto Fegiz, specialista in malattie dei polmoni, che lavorava all’ospedale Forlanini ed era cliente del negozio di fiori di Agostino, ora gestito dalla moglie. È a lui che Giuseppina si raccomandò per far ricoverare il marito all’ospedale. Il medico la aiutò, trovò un letto libero per accogliere il partigiano. Lo spostamento dal carcere all’ospedale avvenne il giorno prima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

La sera del 23 marzo 1944 i fascisti si presentarono sotto casa, al cancello del negozio di via Catanzaro 1, per cercare Agostino. La moglie si affacciò dalla finestra del mezzanino. “Dove sta il signor Raponi?”, le chiesero. La donna, a quel punto, rispose con prontezza: “È stato arrestato dai tedeschi e non so dove l’hanno portato”. I fascisti avevano una lista in mano. Lo cercavano per consegnarlo ai tedeschi per aggiungerlo nella lista dei trucidati alle Fosse Ardeatine. Quell’episodio cambiò il corso della vita di una famiglia. Agostino fu liberato il 18 maggio 1944. Per festeggiare questa grande occasione, attesa da mesi, a casa gli prepararono una torta, rimediando gli ingredienti al mercato nero.

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