Roma, 20 Ottobre 2020 - 8:41

Coloriamo il quartiere

Franco Galvano

Ex ferroviere e fondatore del progetto "Arte e città a colori"

20 Settembre 2020

Stazione Nomentana: quando con la bellezza vincemmo sull’odio

Le stazioni sono ovunque tra i luoghi più frequentati: ogni giorno vengono attraversate da centinaia di persone. Tra i binari si incrociano storie, volti, partenze. Un patrimonio di emozioni unico. Eppure sono spesso spoglie, quando non degradate. Sono un ex ferroviere ora in pensione, l’arte urbana l’ho scoperta quasi per caso. Ma mi è bastato poco tempo per capire che avrei voluto ‘usarla’ per ridare dignità a questi  luoghi, troppo spesso dimenticati e maltrattati.

Tra i primi progetti a cui mi sono dedicato con Arte e città a colori, non a caso, c’è la stazione Nomentana. Si tratta di uno snodo centrale, che unisce due quartieri: Montesacro e il Trieste-Salario, eppure ero abbandonato a se stesso, in condizioni pietose. E così nel 2016, insieme ai Pittori del Trullo, sono riuscito a coinvolgere 48 artisti diversi, oltre a tante persone del territorio, nel progetto di riqualificazione della stazione attraverso l’arte urbana. Fu bellissimo: non scorderò mai la signora anziana in sedia a rotelle che veniva ogni giorno a trovarci mentre lavoravamo. Ci osservava attraverso gli occhi della sua badante che le raccontava i murales. Lei era cieca, non poteva vederli da sola, ma riusciva a sentire tutto l’amore con cui ci stavamo dedicando al progetto. Ci era vicina

Una visione d’insieme del sottopasso della stazione Nomentana

Sui muri della stazione Nomentana abbiamo rappresentato il viaggio dei migranti e il la difficoltà di dire addio al luogo in cui si è cresciuti. Peccato che qualcuno abbia deciso di imbrattare il nostro lavoro. Tra i colori del tramonto e la fila di elefanti in processione hanno scritto (in inglese): “Scusa per la tua arte pagata, questo è lo spazio dei writer”. Fu solo il primo caso, ben presto tutta la stazione finì vittima di scritte e simboli. Le nostre opere furono sfregiate. 

Ma perché tanto odio? Stavamo solo cercando di rendere più bello un luogo a noi caro. Ma con chi usa solo il linguaggio dell’insulto e non ha rispetto per un luogo che appartiene a tutti, è difficile dialogare. Su quei muri hanno lasciato i segni del loro livore: parolacce, offese a noi e al nostro lavoro. “L’arte non ci serve a niente, andatevene” ci hanno scritto. Volevano trascinare la stazione nel degrado da cui stavamo faticosamente tentando di tirarla fuori. 

Una delle opere realizzate alla Stazione Nomentana

Ma non ci siamo arresi: l’odio non poteva vincere sulla bellezza. Ne eravamo certi, e lo abbiamo dimostrato: nel marzo del 2017 abbiamo ripreso i lavori. La stazione Nomentana si è di nuovo riempita di arte e colori. Oggi quel luogo, come tutti i luoghi che abbiamo riqualificato e che sono stati vittime di vandali (pochi per fortuna), ci ricordano una lezione importante. L’arte, la bellezza e l’amore per la nostra città devono vincere sull’odio. Sempre. 


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