Guido Reni | Articoli

Dal Maxxi all’Auditorum, via Guido Reni è la strada della cultura

di Camilla Palladino

In molti non lo sanno, ma via Guido Reni detiene un singolare primato. È una delle strade più antiche del quartiere Flaminio.
La sua genesi risale al 1913, quando papa Pio X decide di celebrare il sedicesimo centenario dell’Editto di Costantino – risalente al 313 d.C. – incaricando l’ingegnere Aristide Leonori di realizzare la chiesa di Santa Croce, che si trova oggi al civico 2. All’epoca, in via Guido Reni non esisteva nulla. La strada non era ancora asfaltata, visto che gli stessi lavori per la costruzione del quartiere erano iniziati da pochi anni, dopo l’approvazione dello storico piano regolatore del 1909.

via guido reni
Uno scorcio di come è oggi via Guido Reni

Oggi, via Guido Reni è l’arteria centrale di un tridente, composto da viale del Vignola e viale Pinturicchio. Il loro massimo comun denominatore è piazza Gentile da Fabriano. L’importanza di via Guido Reni non è però solo storica, o derivata dalla sua centralità nel quartiere: questa strada è diventata negli anni un polo culturale. Al civico 4a si trova il grande Museo nazionale delle arti XXI secolo (Maxxi). A poche centinaia di metri dalla chiesa, l’Auditorium Parco della Musica. E in piazza Gentile da Fabriano c’è il teatro Olimpico. Non solo. Nel 2021 sarà attuata una vera e propria rivoluzione urbanistica. Al posto delle ex caserme sorgerà un’area di 45 mila metri quadrati destinati a housing sociale, commercio e, probabilmente, anche a un museo della Scienza.
Il cuore pulsante di via Guido Reni resta però il mercato rionale Flaminio II, all’altezza del civico 31. Qui si respira ancora l’antica atmosfera “paesana” del quartiere. E chi abita in questa zona ne riconosce l’importanza.
Storia e radici popolari da un lato. Arte, cultura e urbanistica moderne dall’altro. Via Guido Reni è il mix perfetto tra tradizione e innovazione.

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Loris Brocchini ha 50 anni e vive a Ciampino. Lavora in via Guido Reni dal 1992, anno in cui è diventato presidente del mercato Flaminio II.

Il presidente del mercato: «Serve un rinnovamento globale. Noi ci autotassiamo per pulire»
«Abbiamo grandi aspettative per il futuro di questa strada, a partire dal progetto per la riqualificazione dell’ex caserma Guido Reni. Speriamo che la rigenerazione urbana aumenti il passaggio di residenti e turisti, a sostegno delle attività commerciali». Parla Loris Brocchini, presidente del mercato Flaminio II. Un punto di aggregazione per gli abitanti del quartiere. Lavora in via Guido Reni 31 da oltre 25 anni: la zona la conosce bene. E, come lui stesso ammette, ha i suoi pregi e i suoi difetti. «È una strada residenziale, e questo la rende molto vivibile. Ma non dal punto di vista commerciale. Nonostante il Maxxi, qui passeggia poca gente». E come si potrebbe migliorare la situazione? «Rinnovando tutto, anche il mercato. Qui il Municipio realizzerà una piazzola centrale dedicata alle attività ludiche. E poi, risolvendo i problemi esistenti: non abbiamo un servizio di pulizie a causa di un rimpallo di competenze tra Simu (dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana, ndr) e Ama. E quindi i commercianti devono autotassarsi pur di lavorare in un luogo decoroso». E sano.

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Originario di Bardolino, in provincia di Verona, Andrea Meschi nasce nel 1945. Fa parte di un gruppo di missionari, la congregazione degli Stimmatini

Il parroco: «Quando venne costruita la chiesa, qui era ancora tutto sterrato»
«Via Guido Reni nasce con la chiesa di Santa Croce, voluta da papa Pio X nel 1913. All’epoca, la strada era ancora sterrata e intorno non c’era nulla. Questa è una delle vie più antiche del quartiere Flaminio». Così inizia il racconto di don Andrea, che qui è parroco da 7 anni. Conosce il territorio come le sue tasche. Ha vissuto nella parrocchia di via Guido Reni tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Poi ha girato il mondo come missionario, tornando nel quartiere nel 2000. E oggi ha una visione complessiva della zona.Secondo il parroco, «l’aspetto positivo è che è una strada molto tranquilla. I flussi di traffico più intenso sono in lungotevere Flaminio e viale Tiziano, che non disturbano la viabilità di via Guido Reni. Inoltre, può essere considerata la via “della cultura” del quartiere, per la presenza del Maxxi, del teatro Olimpico (in piazza Gentile da Fabriano, ndr), e dell’Auditorium, a due passi. Il suo cuore è il mercato Flaminio II». Di negativo, invece, ci sono «l’asfalto e i parcheggi. Strada e marciapiedi sono disastrati. Ma il problema principale riguarda gli stalli: durante la partire di calcio, i concerti all’Auditorium o i grandi eventi al Maxxi, sostare qui è impossibile».

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Massimiliano Fabiani vive sulla Nomentana. È il titolare di un bar tabaccheria in via Guido Reni 26. Da 10 anni gestisce la sua attività insieme al fratello Fabio.

Il tabaccaio: «Strada tranquilla, anche troppo. Per i negozianti è un problema»
«Questa strada fa parte di un tridente: via Guido Reni, viale del Vignola e viale Pinturicchio. La nostra è la strada meno commerciale». Secondo Massimiliano Fabiani, tabaccaio al civico 26, il modo per rilanciare le attività della zona è organizzare nuove iniziative e aumentare il numero dei negozi nella strada. «Infatti – dice – il pregio di via Guido Reni è anche il suo difetto. È una via molto tranquilla, proprio perché poco frequentata. Essere una strada commerciale, a volte, presuppone anche un abbassamento della qualità della vita. Ma senza dubbio a noi commercianti non dispiacerebbe un po’ di movimento in più. Il progetto di riqualificazione del Guido Reni District, ad esempio, potrebbe portare vitalità alla strada». Nonostante questo – racconta Massimiliano – negli anni il suo bar-tabacchi si è guadagnato la sua clientela. Dagli allievi della scuola superiore di Polizia, ai residenti del quartiere, specie quelli più anziani», spiega Massimiliano. Ma quali sono i problemi principali di via Guido Reni? «Non c’è manutenzione del verde e delle strade. Le tasse che paghiamo – dice con un sorriso amaro – non sono proporzionali alla qualità dei servizi che riceviamo».

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Classe 1960, Giovanni è originario di Orosei, nel nuorese, ma vive e lavora a Roma da 30 anni. E da 11 è il custode del civico 35 di via Guido Reni.

Il portiere: «Con il Maxxi la strada è migliorata. Il degrado? È colpa dei cittadini»
Via Guido Reni ha tanti pregi, ma per Giovanni Chessa, custode dello stabile al civico 35, ce n’è uno più importante degli altri. «Qui ho conosciuto la mia anima gemella. Questa strada ci ha fatto incontrare. Lei ora lavora al civico 33, dove stavo io prima». Secondo Giovanni, in via Guido Reni la vita scorre tranquilla e piacevole. «Qui conosco tutti e tutti mi conoscono. Con parecchie persone ho anche stretto dei veri e propri rapporti di amicizia». Il problema principale? «È il degrado». E Giovanni lo sa bene: stando a quanto racconta, ogni mattina pulisce il marciapiede davanti all’ingresso del “suo” condominio. E trova di tutto. «Alcuni cittadini lasciano i rifiuti per strada: bottiglie di vetro, sacchi di plastica e cartacce a due passi dai cassonetti. Ma poi sono i primi a lamentarsi». Secondo il custode dello stabile, quello che davvero dovrebbe cambiare è l’educazione civica dei romani. «Roma è nostra, trattiamola bene», aggiunge ancora. Per quanto riguarda la rivoluzione urbanistica prevista per via Guido Reni, Giovanni dice: «Ho visto questa strada cambiare con la costruzione del Maxxi, e credo che sia stata una buona cosa per il quartiere. Spero che lo sia anche la ristrutturazione delle ex caserme».