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Anche per i negozi è fase 2, ecco il 18 maggio raccontato dai commercianti

di Paolo Riggio

Il primo giorno di riapertura per bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici è finalmente arrivato. Com’è andata? La giornata si potrebbe riassumere con una frase sentita tante volte in questo lunedì 18 maggio: “È dura, ma ci proviamo”.

È dura. Perché i clienti scarseggiano, perché gli incassi non sono quelli di un tempo, prima dello scoppio della pandemia Covid-19. È dura perché le misure restrittive, tante, spaventano i clienti e affaticano gli addetti ai lavori.

I BAR
Ore 10.55. Bar Il Cigno. Viale dei Parioli. Nicolò Scagnoli uno dei titolari, si dice soddisfatto: “Abbiamo creato uno spazio per l’entrata e uno per l’uscita. Vicino al bancone è indicata la distanza di sicurezza da mantenere. Non ci aspettiamo miracoli ma finora c’è stata una buona affluenza”.

Sicurezza. È uno dei temi centrali della giornata. Entrate contingentate, distanziamento, massimo due persone per ogni tavolo, vetro in plexiglas alla cassa, incentivato il consumo di bevande nello spazio esterno. Nulla nei bar del quartiere è lasciato al caso.

Adriano e Michela Rocchi

Ore 11.43. Al Bar Rocchi di via Flaminia 421 un percorso a terra accompagna i clienti verso l’uscita e indica la distanza consentita tra persone e bancone. “Abbiamo cercato di facilitare l’esperienza dei nostri clienti – spiega Adriano Rocchi, titolare -. Su ogni tavolo è presente un cartello che ricorda tutte le regole da rispettare in questo periodo difficile”.

“Andamento lento”. Così Rocchi riassume la prima giornata di riapertura del suo esercizio commerciale: “La gente è ancora impaurita ma spero che col tempo tutto possa tornare alla normalità. È dura, ma ci proviamo”.

I RISTORANTI
Pochi clienti, pochi incassi, qualche polemica, molte difficoltà. “Molti colleghi non hanno riaperto, noi ci proviamo ma saranno tempi difficili” – dice sconsolato Claudio Brioschi, titolare dell’Osteria La Greppia di viale Tiziano -. “I clienti entreranno obbligatoriamente con la mascherina, abbiamo attaccato cartelli informativi con tutte le norme. Siamo riusciti inoltre a distanziare i tavoli di un metro e mezzo”.

Claudio Brioschi

Il timore di andare in perdita non manca: “Proviamo ad aprire ma temo che la clientela scarseggerà per la paura – dice Brioschi -. Questa settimana per noi sarà come una prova. Se ci saranno le condizioni andremo avanti, altrimenti qualcosa dovrà cambiare”.

Paura sì, ma anche comprensione del momento e ottimismo. È il caso di Edoardo Giocondi, titolare de Il Gianfornaio di viale dei Parioli, pizzeria storica di Roma: “Ripartiamo più forte di prima. I clienti sono un po’ timorosi ma stanno tornando. Dobbiamo avere pazienza. Oltre alla pizza prepariamo piatti pronti che i clienti possono consumare nel nostro spazio esterno”.

Non tutti se la sono sentita di riaprire. I rischi di un incasso fallimentare c’erano e si sono trasformati in realtà. Non se la sono sentita i titolari di Ambasciata Abruzzese. La riapertura del ristorante storico di via Pietro Tacchini è fissata per mercoledì 20 maggio anche se resta attivo il servizio a domicilio e il servizio d’asporto.

I CENTRI ESTETICI
Il 18 maggio verrà ricordato soprattutto per le difficoltà dei baristi e dei ristoratori. Ma c’è anche chi finalmente può esultare. Di chi si tratta? Dei parrucchieri, dei barbieri e dei titolari dei centri estetici. L’emergenza Covid-19 li ha messi in ginocchio, forse più di tutti, ma il peggio sembra essere passato: “Io e mio padre Enzo ci siamo – dice Daniele D’Ambrosio, 25 anni -. Abbiamo tutta la settimana prenotata. Non accadeva da tanto tempo”.

Capitolo sicurezza. Da Barbiere Enzo le poltrone, due, sono distanziate a più di un metro. Enzo e Daniele operano con guanti, mascherine e visiere: “Dobbiamo essere scrupolosi e non lasciare nulla al caso – chiosa Daniele D’Ambrosio -. Avere tutti i presìdi trasmette tranquillità ai nostri clienti”.

Giada C utilizza il termoscanner

Infine i centri estetici. A raccontarci il primo giorno di apertura è Giada C, influencer e titolare dell’omonimo negozio del lungotevere Flaminio: “Regolamentiamo gli ingressi e abbiamo il termoscanner – spiega a Roma H24 -. I clienti attendono il loro turno all’esterno per evitare assembramenti”.

Clienti, appuntamenti. La mole di lavoro da Giada C è tornata quella di un tempo. Anzi, è addirittura aumentata. Il motivo? L’emergenza Covid-19 è tutt’altro che finita e le norme di sicurezza da rispettare sono stringenti: “Lavorare in queste condizioni non è facile – chiosa l’influencer  -. C’è anche il problema delle tempistiche. Il governo ci obbliga ad aprire alle 11 e dobbiamo sbrigarci a far quadrare tutti gli appuntamenti”.

É dura, per tutti o quasi. Ma si riparte.


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