9 Giugno 2019 - 12:50 . Flaminio . Cronaca

Iniziative sportive e culturali, così il Municipio vuole salvare lo stadio Flaminio

Utilizzare lo spazio interno alla cancellata dello stadio Flaminio per organizzare iniziative sportive e culturali, legate alla promozione dell’attività fisica e della salute. È la proposta del II Municipio per salvare – almeno in parte – la struttura sportiva lungo viale Tiziano dalla condizione di degrado in cui versa.

L’edificio, nato nel 1959 da un progetto degli architetti Pier Luigi e Antonio Nervi, è abbandonato da tempo. I muri deturpati e pericolanti, l’area desolata. Non trova pace. La sua storia è segnata da una serie infinita di concessioni mai portate a termine, tutte restituite al legittimo proprietario: il Campidoglio.

Si inizia nel 1997, quando la giunta Comunale affida lo stadio Flaminio al Coni (Comitato olimpico nazionale italiano). Undici anni dopo, nel 2008, l’organizzazione sportiva rinuncia, e la concessione passa alla Federazione Italiana Rugby. Durerà solamente quattro anni, concludendosi con la restituzione dell’area nel 2012. L’anno dopo, nel 2013, è la Federazione Italiana Giuoco Calcio a chiedere l’affidamento dello stadio. Ma alla fine, la struttura torna sempre sotto il controllo comunale. Per recuperare lo stadio Flaminio, quindi, il Campidoglio ha studiato un piano d’azione diviso in quattro fasi. La fase uno prevedeva la bonifica dell’immobile e la messa in sicurezza dell’area, ed è stata avviata – e conclusa – nel novembre 2018.

La fase due consisteva nello studio della zona attraverso il protocollo di intesa tra Roma Capitale e La Sapienza. E per questo il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica dell’università La Sapienza, la Pier Luigi Nervi Project Association e Do.Co.Mo.Mo. Italia hanno richiesto alla Getty Foundation, istituzione internazionale che promuove la ricerca sull’arte e l’architettura, un sostegno per l’elaborazione di un piano di conservazione della struttura. Approvato nel giugno 2017, il progetto interdisciplinare deve essere sviluppato da un team di specialisti internazionali.

La fase tre raccoglie le proposte del municipio per un impiego momentaneo degli spazi esterni dello stadio. E via Dire Daua, all’inizio di febbraio 2019, ha proposto di organizzare nella zona attività di basket, pallavolo, beach volley, running, circuiti ciclabili, minigolf, tiro con l’arco, iniziative sportive di piccola entità ed eventi culturali.

Per l’ultima fase del piano, infine, è necessario un progetto di rifunzionalizzazione dell’intero immobile ad uso sportivo. Solamente allora lo stadio Flaminio verrà restituito ai cittadini con un look completamente nuovo.