Roma, 8 Agosto 2020 - 13:59

Il quartiere segreto

Ludovico Fulci

Ex docente del liceo Giulio Cesare, scrittore e saggista

30 Aprile 2020

Qualcosa sotto ai denti a piazza Quadrata e ai Parioli

Avevo tempo fa scritto un articolo su quel che a piazza Quadrata e dintorni può mettersi “sotto ai denti” nella veloce pausa pranzo, durante la quale notoriamente non si mangia soltanto. Si trova il tempo per sbrigare qualche commissione al punto che, a volte, diventa difficile scambiare due parole con chi condivide con te l’avventura della “pausa pranzo”. Poi, dal momento che il mio blog guarda più al passato che non all’attualità, ho convenuto con la redazione di non pubblicarlo, perché fuori linea rispetto a quella che è la scelta di parlare del passato.

Credo che il Covid-19 abbia già prodotto dei mutamenti e, augurandomi di rivedere con la difficile, graduale ma anche per questo impegnativa riapertura dei locali, molti degli amici che fino a ieri si sono sforzati di dare un sorriso e un po’ di buon umore a chi debba tornare al lavoro dopo aver morso un panino appetitoso, o sorseggiato un caffè come a lui/lei piace, propongo questa sorta di passeggiata che in altri tempi ha allietato alcuni momenti di certe mie giornate.

Vero nodo della comunicazione viaria romana, dove ci sono fermate di tram, di autobus e un posteggio di taxi, piazza Quadrata, nota ai turisti col nome ufficiale di piazza Buenos Aires, è un luogo ideale per chi – nella pausa pranzo, o all’uscita dal lavoro, nell’attesa di spostarsi da un punto all’altro della città – cerchi un luogo per un pranzo veloce, per uno spuntino, per un caffè e insomma per mettere qualcosa sotto i denti.
Siamo al confine di tre quartieri che ormai possono dirsi storici: il Trieste-Salario, i Parioli, e il Pinciano.
Affaccia sulla piazza un chiosco. Si tratta del chioschetto Lemoncocco nato il 7 luglio 1946, cioè la bellezza di 73 anni fa. Oltre al Lemoncocco ci sono diversi diversi bar, dove sorseggiare un caffè, un cappuccino, un latte macchiato, una centrifuga, accompagnando la “degustazione” con assaggini di vario tipo da assaporare senza troppa fretta, per sé ritagliando qualche minuto in tutto.

A parte i bar, che sono davvero tanti, includendo quelli che si trovano su via Tagliamento, su via Po, su viale Regina Margherita a pochi passi dalla piazza, non mancano ristoranti, pizzerie, rosticcerie, tavole calde, paninoteche per tutti i gusti e per tutte le tasche.

Cominciamo col dire che piazza Quadrata (la cui denominazione ufficiale è piazza Buenos Aires) è “quadrata” due volte: il primo quadrato, più piccolo, è l’incrocio segnato dai binari del tram (il 19 e il 3) che attraversano la piazza in entrambe le direzioni, il Verano da un lato e le Belle Arti dall’altro. Il quadrato più grande è, per chi abbia qualche nozione di geometria, quello che, iscrivendo il quadrato più piccolo, ha come lati gli edifici che sorgono sulla piazza. Percorriamo allora il perimetro del quadrato maggiore, immaginando di procedere su viale Regina Margherita in direzione Verano.

Tralasciando i ristoranti, che sono per lo più aperti la sera, troviamo, proprio sulla piazza, l’uno accanto all’altro, due locali: StreatArt e Va Sano che hanno entrambi un tocco di internazionalità. Son due locali che vanno benissimo per una consumazione con un ospite che non cerchi la cucina tipica romana. Da StreatArt possono gustarsi delle ottime pinse che vengono preparate lì per lì e tirate fuori dal forno sotto gli occhi dell’avventore. Si possono inoltre gustare le insalate più diverse, accompagnate, oltre che da una mezza focaccia offerta dalla casa, da birre o vini di marca, le prime di ampia scelta. Simpatico e accogliente l’ambiente, cortese e disponibile il personale.
Con Va Sano, ci portiamo alla cucina francese: pane, formaggi, marmellatine, creme, quale più quale meno sfiziosa a seconda dell’aroma, e vini rigorosamente d’oltralpe. Gentile fino alla squisitezza il personale dietro il banco. Ottimo anche per un take-away. I prezzi sono un po’ più alti che altrove, ma la qualità è indiscussa.

Attraversata via Tagliamento e lasciatasi alle spalle la chiesa di Santa Maria Addolorata e attraversato l’incrocio di via Po, c’è il Ristorante Sesto, dove possono gustarsi, comodamente seduti, stuzzicanti “aperitivi” che, per chi abbia poco tempo a disposizione, sostituiscono un pranzo. Proprio accanto a Sesto si trova la vineria Mastrociccia che, a quanto si capisce, è associata a Sesto come autorizza a pensare il fatto che entrambi i locali siano collegati al Mastrociccia di via del Governo Vecchio. A questo punto si può dire completato il perimetro di piazza Quadrata.

Per chi voglia però percorrere un po’ di strada, sono, davvero tanti i punti di ristoro da raggiungere in cinque o dieci minuti al massimo. Sono in gran parte frequentati da impiegati che lavorano nei molti uffici che ci sono in zona. Sulla Salaria a poca distanza dal semaforo che separa viale Regina Margherita da viale Liegi c’è il Buchetto, rosticceria storica del quartiere, dove si racconta si fermasse quella buona forchetta di Paolo Villaggio. Il Buchetto è gestito da una simpatica famiglia originaria di Palinuro. Di notevole ci sono la pizza ripiena di insalata di pollo, i supplì, i pomodori ripieni e, quando c’è, una superlativa macedonia di frutta. I prezzi sono ragionevoli e cordiale l’accoglienza.

Sempre su via Salaria, superato il semaforo in direzione Villa Ada, ma a pochissimi passi di distanza si trova Pif, paninoteca aperta da un paio d’anni, dove è possibile gustare insalate, tramezzini e panini d’ogni tipo. Accanto segnaliamo la gelateria Gelato d’autore e il bar Sette grammi (che deve il nome ai canonici sette grammi di caffè necessari a riempire il fornelletto del braccio della macchinetta di caffè). Al Sette grammi il menù per il pranzo cambia ogni giorno. Qui la birra o il prosecco sono offerti in bicchieri alti a forma di calice, che, sciacquati, vengono riempiti di ghiaccio col barman che, avendo cura di agitare con maestria il bicchiere, lo rende freddo fino ad appannarne le pareti. Poi ti versa da bere.
Ma non finisce qui. Girato l’angolo, su via Arno c’è Zenzero. Simpatico il gestore che, a parte la cucina, ama la fotografia e la lettura, accogliente l’ambiente, ricco di tavolini che danno un tocco alla francese e gentile il personale. È ideale per una sosta. Ci sono la carne danese, il riso basmati ma anche la pasta alla Norma, compatibilmente con le rotazioni dei menù che anche qui cambia ogni giorno. Buone e ricche le insalate.

Tornando indietro verso largo Benedetto Marcello nei cui pressi sorgono alcuni ristoranti dei più rinomati come Mamma Mia specializzato in carni e Casa mia si scende lungo via Simeto. Qui, all’inizio della strada, si trova Zetreffe, meglio noto come Passione insalata. È una tappa obbligata per chi, mangiando fuori, voglia di tanto in tanto fare un pranzetto un po’ più salutista. Il locale è pulito e sempre in ordine, gli ingredienti, di buona qualità, sono disposti in buona mostra e vanno a riempire un piatto che si compone sotto i tuoi occhi e secondo le tue indicazioni. Per quanto riguarda il cucinato è rigorosamente casareccio, a cominciare da certi deliziosi funghi fatti in casa. Raffinatezza da prendere in considerazione: chi ti riempie il piatto degli ingredienti che compongono la tua insalata si infila i guanti e, quando va alla cassa per maneggiare i soldi, se li toglie, cosa che ti rassicura.

So però di dovermi aspettare qualche novità. I tempi che si preparano sono difficili specie per i piccoli imprenditori che puntino sulle doti della qualità del prodotto e sulle buone maniere verso il cliente. Ma, come dicevano gli antichi romani, spes ultima dea!

Perciò chiudo con un augurio di buona e felice ripresa a tutti. Buon lavoro!


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