Roma, 31 Marzo 2020 - 11:58

Bicicletta senza quartiere

Sandro Calmanti

Climatologo, co-fondatore di Salvaiciclisti-Roma, vive senz'auto

3 Marzo 2020

Il mio vademecum per attraversare la città in bici anche quando piove

Qualche sera fa, a casa del mio ghostwriter[1], fra una gigantesca ricciola al sale e una squisita torta croata con semi di papavero e arancia ricoperta di glassa al cioccolato, abbiamo quasi convinto un’amica a provare la bicicletta per andare al lavoro, dal quartiere Africano al Flaminio

In verità ero molto occupato a spolpare la testa della ricciola e non ho fatto nulla per convincerla, ma sentendoci parlare del nostro pedalare a Roma, probabilmente la nostra amica è stata illuminata dalla curiosità di provare. Del resto, rimanere imbottigliati nel traffico per un percorso così breve e poi perdere le mezz’ore per trovare un maledetto parcheggio non entusiasma quasi nessuno.

Dal quartiere Africano al Flaminio, il percorso è pieno di insidie per chi non è abituato alla bicicletta: incroci pericolosi, salite, strade troppo strette, strade troppo larghe, corsie preferenziali, tram e mille altri pericoli.

Non scherzo, so bene che tutto questo terrorizza chi non usa mai la bicicletta. Essere improvvisamente fragili in mezzo al traffico, affrontare la salita di via Nemorense, via Topino o via Chiana, ritrovarti su via dei Giordani con le auto che ti tallonano e non sai dove accostare, con l’angoscia di uno sportello che si apre improvvisamente, sentire i SUV, le smart, o qualsiasi altro veicolo sfrecciare a pochi centimetri su corso Trieste, oppure decidere se impegnare la corsia preferenziale col rischio di essere raggiunti dall’80 express lanciato a tutta velocità. So che tutto questo fa paura, e sicuramente riusciremo a parlare di come affrontare queste difficoltà. 

Infatti, si tratta di difficoltà gestibili e la nostra amica aveva quasi trovato il coraggio di affrontare ogni ostacolo, quando improvvisamente si è presentato ai nostri il timore più grande, la pioggia, come nella serie danese “The Rain”, il racconto di una famiglia in fuga dalla pioggia assassina: chi viene colpito da una goccia di pioggia muore.

“Ovviamente quando piove non posso andare in bicicletta, dovrò aspettare la primavera”.

La mia amica ha ragione e se non avete mai affrontato Roma in bicicletta vi sconsiglio di iniziare durante un giorno di pioggia.

Ma, come diceva Sir Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, barone di Gilwell e fondatore dello scautismo:

“Non esiste buono e cattivo tempo, ma solo buono e cattivo equipaggiamento”.

Per la bicicletta esistono tanti buoni equipaggiamenti: si possono utilizzare completi di giacca e pantalone impermeabili, si possono usare mantelle di vario tipo, si può addirittura pedalare con l’ombrello, oppure si può decidere di prendere tutta la pioggia e arrivare a casa fradici.

D’estate, lo ammetto, amo pedalare sotto la pioggia: equipaggiamento leggero, maglietta e pantaloni corti, scarpe leggere, mi bagno sotto il temporale e arrivato a destinazione mi cambio. Per me, questo è l’equipaggiamento migliore.

Ma d’inverno non ho sempre voglia di girare fradicio per la città, soprattutto in tempo di influenza e coronavirus. L’equipaggiamento che ho adottato, seguendo il consiglio di ciclisti urbani più esperti di me, è una semplice mantella, tagliata appositamente per la bicicletta con alcuni piccoli accorgimenti. All’interno della mantella ci sono due dispositivi anti svolazzo con cui tenere la mantella aderente al corpo: una cintura da allacciare intorno alla vita e due maniglie da agganciare al manubrio. Il cappuccio ha i lembi laterali trasparenti per aumentare la visibilità. Piegato, si trasforma in un piccolo sacchetto da mettere in borsa. Il colore è giallo e blu, ben visibile anche da lontano.

Da quando ho scoperto questa mantella, la pioggia in bicicletta mi è del tutto indifferente.

Per essere un bravo scout e seguire seguire davvero l’insegnamento di Baden-Powell, dovrei completare l’equipaggiamento con copriscarpe impermeabili da indossare sopra le scarpe, l’unico punto che rimane esposto, ma ovviamente me ne ricordo solo quando mi trovo già sotto la pioggia. Prima o poi rimedierò a questa grave mancanza, promesso Sir Robert!

Invece, per i ciclisti urbani in ascolto mi piacerebbe conoscere il vostro equipaggiamento antipioggia. Scrivete nei commenti qualche utile consiglio.

 

[1] Non è vero, non ho un ghostwriter. Questi brevi articoli racconti me li scrivo tutti da solo durante il fine settimana oppure in treno mentre vado al lavoro.

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