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Rifiuti ingombranti, depositati ovunque. È caccia al colpevole

di Daniele Galli

Lavastoviglie, doghe in legno, credenze, calcinacci. Persino dei bidet. Il decoro del Trieste-Salario è deturpato quotidianamente dai rifiuti ingombranti abbandonati sul ciglio della strada. Tali e tanti da avere trasformato uno dei quadranti più eleganti di Roma in una discarica a cielo aperto. Secondo la sindaca Virginia Raggi, “la colpa è di una minoranza di incivili che ogni giorno – si è sfogata su Facebook – depositano ventimila tonnellate di immondizia per le strade della città”.

LO SCENARIO

Ventimila tonnellate. Ogni giorno. Possibile che nel Trieste-Salario le responsabilità siano davvero, unicamente, di qualche incivile residente di un quartiere storicamente civilissimo? La risposta è no. Alla base di un fenomeno che negli ultimi tempi si è drammaticamente acuito c’è l’operato di alcune società che agiscono in piena illegalità. Ditte edili e “svuotacantine” che non conferiscono i rifiuti in discarica, ma sull’asfalto del Trieste-Salario. E che per questo possono permettersi preventivi a prezzi decisamente più bassi di quelli di mercato. Il risultato è doppiamente inquinato dall’illegalità. Da una parte viene sbaragliata la concorrenza che invece rispetta le regole. Dall’altra, il quartiere viene ridotto a un letamaio.

LA DENUNCIA DELL’ATTIVISTA

L’inchiesta di RomaH24 ha origine da una testimonianza. È quella di Simona De Maria, un’attivista di Retake Trieste-Africano, la no-profit che promuove il decoro urbano. “Ho visto un camioncino – racconta – che scaricava parti di un letto su viale Libia. Sono rimasta sconvolta dal fatto che operassero in pieno giorno. Sono molto veloci: lasciano un pezzo davanti a un cassonetto e un altro pezzo davanti a quello successivo. Oppure, abbandonano tutto il materiale in punti ben precisi”. Fuori dal quartiere, in questo secondo caso. Furgoncini Transit e Ducati emigrano regolarmente fuori quartiere per buttare i materiali lungo via della Marcigliana, in zona Bufalotta. E nel cuore di Saxa Rubra, immondizia di ogni genere si accumula alle spalle di via Silvio Gigli, a due passi dagli studi Rai e proprio accanto alla ciclabile che porta a Castel Giubileo.

DALL’INCURIA AL CRIMINE

A svelare le dinamiche di una pratica diffusa, nel quartiere come in tutta la Capitale, è una piccola impresa che ha sede in via Anastasio II. Una per bene. Si chiama Integra Italia Srl. Lorenzo è uno svuotacantine (“da tre generazioni”, dice fiero), ha 22 anni, la società è di mamma e papà: “Ci sono tre categorie di soggetti – svela –. Ci sono quelli come noi, che fanno le cose come si deve. E poi ci sono quelli che ti chiedono 300 euro per un lavoro che te ne dovrebbe costare 800. Sono loro a gettare i vostri rifiuti nei secchioni o sui marciapiedi del quartiere. Sa quanti ne ho visti? Viaggiano a bordo di camioncini pieni fino all’orlo di calcinacci, ma anche di amianto, e sparpagliano i rifiuti davanti ai cassonetti. Il cliente paga in buona fede, convinto che quella roba finisca in discarica”. E la terza categoria? “Sono i più pericolosi. Sono quelli che vengono dentro casa vostra per studiarla. Per prenderne le misure. Poi vi fanno il lavoro a prezzi stracciati e dopo tornano per svaligiarvela”.

OK, IL PREZZO È GIUSTO

Ma se il termometro dell’onestà sono i costi, qual è il prezzo giusto, quello che dovrebbe rassicurare il cittadino sulla serietà della ditta? “I nostri preventivi sono per stanza. Noi chiediamo tra i 200 e i 250 euro per ogni locale, più Iva. Se individuiamo qualcosa di valore, avvisiamo il cliente. Una volta, dentro un portabevande di un’anziana appena deceduta abbiamo trovato 3.500 euro in banconote da 50. Abbiamo immediatamente consegnato il denaro agli eredi”.

CONCORRENZA SLEALE

Quando uno svuotacantine onesto incontra uno svuotacantine disonesto, quello onesto è finanziariamente morto. Lorenzo spiega perché: “Tempo fa, mi capitò di fare un preventivo a un inquilino dalle parti della Nettunense. Avrei dovuto svuotare un appartamento zeppo di mobili. Gli proposi 700 euro più Iva. Mi rispose che un’altra ditta gliene aveva chiesti 250. Avrei dovuto immaginarlo: poco prima di arrivare, avevo notato uno spiazzo trasformato in discarica. Il lavoro c’è, per carità. Ma questa gente, così, rischia di ammazzare il mercato”.

IL BUSINESS DEI RIFIUTI

Gettare i rifiuti per strada, bypassando le leggi, è illegale ma a quanto pare conviene. Se un privato può infatti conferire gratuitamente gli ingombranti nelle quattordici isole ecologiche della città – e quella del II Municipio è in via dei Campi Sportivi 100 – per un’azienda è diverso. Le ditte devono scaricare i rifiuti in discariche autorizzate dalla Regione Lazio. I costi dipendono dalla tipologia di scarto. Si va dai 120 euro per tonnellata del legno ai 170 euro dell’indifferenziato. Le apparecchiature elettriche ed elettroniche – l’acronimo è Raee – possono invece essere smaltite senza oneri. In qualche caso, un’azienda può anche guadagnare dal conferimento: la plastica vale 100 euro a tonnellata, la carta 110. Chiunque voglia osservare questo iter, deve iscriversi all’Albo nazionale dei gestori ambientali pagando una tassa annuale che può arrivare fino a 1.800 euro. E prestando una fidejussione che può superare i 5 milioni di euro, nel caso di rifiuti speciali pericolosi.

Tutti oneri che non gravano certamente sulle tasche dei “signori degli ingombranti”. Sono loro i padroni del business della monnezza. Sono loro che insudiciano ogni giorno il Trieste-Salario. Il quartiere padre del barocco romano e set naturale di capolavori della cinematografia. Il nostro quartiere.

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