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Referendum Atac: per cosa si vota e i possibili scenari

di Emiliano Magistri

Un appello alla cittadinanza. Un referendum per decidere, anche se in maniera non definitiva, quale dovrà essere il destino di Atac, la municipalizzata dei trasporti di Roma Capitale. Un’iniziativa per capire se “spezzare”, come dicono i promotori, il “monopolio” dell’azienda, e “permettere” l’ingresso di soggetti privati che possano contribuire alla gestione di Atac. Che sia un modo per garantire maggiore efficienza a una società che, negli ultimi anni, troppe volte, è balzata agli onori delle cronache (bus incendiati o inutilizzabili, corse saltate e ritardi immotivati, ndr)? Oppure un aggravio di difficoltà nel controllo, da parte dell’amministrazione centrale, di più soggetti gestori del servizio di trasporto pubblico? Domenica 11 novembre la cittadinanza potrà esprimersi in un referendum “consultivo”, che varrà quindi solo come “parere”, ma che, in caso di vittoria di coloro che chiedono la riforma, costringerà il Campidoglio a tenere conto del risultato e avviare un percorso di confronto e cambiamento. Seppur non manchi molto alla chiamata alle urne, in molti non hanno ben chiaro di cosa effettivamente si stia parlando e su cosa si è chiamati a esprimere una preferenza. Ma soprattutto, non si capisce quali scenari potrebbero aprirsi in caso di promozione o bocciatura della proposta. Proviamo a fare luce.

Chi ha proposto il referendum
Riccardo Magi è il segretario dei Radicali Italiani. Sul sito mobilitiamoroma.it, il comitato per il “Sì”, senza troppi giri di parole si chiede alla cittadinanza: “Stanchi di aspettare un autobus che non passerà mai e di un’amministrazione comunale che non è in grado di fornire risposte adeguate? Vogliamo creare un trasporto pubblico che faccia sembrare Roma più piccola perché ben collegata e non perché dotata di autobus, tram e metropolitane inefficienti? Per fare questo c’è bisogno di una scossa, di un segnale forte che arrivi direttamente a chi di dovere, dal Comune all’Atac, ma che parta dai cittadini”. Cosa significa? Significa permettere anche ad aziende private di partecipare alla gara per la gestione del servizio di trasporto, che tuttavia resterebbe pubblico. Obiettivo, far sì che Atac (o chi per lei) riesca a far tornare la gestione dei mezzi pubblici degna di una grande città come Roma.

I quesiti che ci troveremo davanti
Saranno due a cui si dovrà semplicemente rispondere “Sì” oppure “No”.
Il primo: ” Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo, ovvero su gomma e su rotaia, mediante gare pubbliche, anche a una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e la ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”.
Il secondo: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo, ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”.

Come si vota, dove si vota e il quorum
A tutti gli aventi diritto al voto verranno consegnate due schede di colore diverso, una per ogni quesito, con due rettangoli all’interno con le diciture “Sì” e “No”. Per votare occorre un documento valido e la tessera elettorale nella quale però, essendo un referendum cittadino, non verrà posto alcun timbro. Si voterà nei consueti plessi scolastici utilizzati per le consultazioni elettorali nella sola giornata di domenica 11 novembre dalle 8:00 alle 20:00. Il referendum sarà considerato valido solo al superamento del “quorum”, cioè se avrà votato più del 33% degli aventi diritto, a differenza di quanto avviene invece per il referendum abrogativo, per la cui validità è necessaria la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto.

Cosa succede se vince il “Sì” o se vince il “No”
Trattandosi di un referendum consultivo, il risultato non avrà effetti diretti. Tuttavia, in caso di vittoria del “Sì”, il Campidoglio sarebbe tenuto a valutare le richieste dei cittadini e dare vita a un confronto sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico cittadino che, comunque, Roma Capitale potrebbe affidare a una serie di gestori in concorrenza tra loro. Non cambierebbe nulla sotto il profilo del costo del biglietto su cui, in ogni caso, continuerebbe a vigilare il Comune.