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Quel magone da luccichio chiamato “Christmas blues”

di Giorgia Tasso

Le luminarie che appaiono col primo freddo annunciano che il Natale è arrivato. Il tempo è improvvisamente scandito dalla presenza di vetrine più curate del solito, ricche di addobbi dai colori rosso, argento e oro. Iniziano le passeggiate lungo le principali strade del quartiere come viale Libia e viale Eritrea, corso Trieste e viale Somalia nel Trieste-Salario e in tutte le altre vie dello shopping che si imbellettano di luci e di colori. Pasticcerie e gastronomie si mostrano in un tripudio di prodotti. I bambini si sporgono dai passeggini e cercano di afferrare quel luccichio che colgono dalle vetrine.

Le decorazioni evocano quella parte bambina che ognuno di noi ha, ben nascosta sotto sembianze adulte. Veder luccicare le strade, le vetrine, ci rende improvvisamente più felici. Eppure a questo spesso si contrappone un senso di malinconia che si insinua silenziosamente. Di cosa si tratta? Questa percezione, spesso ambigua e contraddittoria, si attiva per opposizione. Colpisce persone già in qualche modo esposte, come gli anziani, chi non ha una famiglia e si sente senza radici, chi vive per strada o anche chi ha rotto recentemente un legame. È come se il luccichio, lo sfarzo, la confusione e il benessere riecheggiassero in una solitudine interiore nella quale appaiono delle mancanze che sembrano ancor più grandi e ci si sente soli tra i tanti più felici ed entusiasti, si prova uno stridore interiore, un disagio ruvido e inspiegabile. Questo stato d’animo ha un nome. Lo chiamano “Christmas Blues”. Ed è un fenomeno tutt’altro che raro.
Quali sono i segnali che lo caratterizzano? Sicuramente una maggiore irritabilità riguardante l’organizzare le feste: cene, pranzi, regali e i momenti conviviali. E poi un peggioramento dell’umore dovuto al fatto che le giornate diventano più corte. Vissuti d’ansia e stress. Come in un brano di musica blues, si può essere avvolti da una melodia lenta e corposa: una bolla ovattata, dove tutto sembra più sfumato, fastidioso perché così frenetico e decisamente troppo luminoso. Può capitare di sentirsi inadeguati e fuori posto.

Come è possibile affrontare il Christmas Blues?
Ci sono dei piccoli accorgimenti che si possono adottare per attutire questi vissuti: ad esempio cercare di non ridursi all’ultimo per i regali ma pianificarli, così da evitare il caos ansiogeno della ricerca da ultimo secondo. E ancora: scegliere con più libertà possibile gli eventi sociali a cui partecipare così da non sentirsi costretti nel turbinio delle feste. Cercare di approfittare delle ore di luce nel modo più piacevole. Mantenere la propria routine quotidiana senza stravolgerla eccessivamente, quindi arginando la dimensione dilatata del Natale, nella consapevolezza che quel periodo finirà e si dovrà tornare alla routine. Tentare di predisporsi in maniera positiva nella relazione con gli altri, anche utilizzando l’ironia per rispondere a domande potenzialmente scomode.
Il momento delle festività natalizie incarna perfettamente questa ambivalenza dell’animo umano che oscilla tra gioia e malinconia, come un pendolo, e quindi fondamentale diventa il movimento e la flessibilità. La capacità di riconoscere in se stessi entrambi questi stati d’animo ci permette di accettarli per poterli sperimentare nelle loro sfumature. In queste oscillazioni, le decorazioni possono avere il sapore di un ricordo già vissuto permettendoci di affrontare con curiosità un presente diverso e sconosciuto, come arrivare ad apprezzare un brano jazz che lascia possibilità di espressione ed improvvisazione. Un augurio per queste feste: che i blues che tutti noi abbiamo non siano altro che trampolini per continuare a sperimentarci.

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