Trieste-Salario | La Storia

Quando un dodicenne salvò l’avanzata degli Alleati

di Sergio Campofiorito

“Impedite al nemico di far brillare le mine che può aver piazzato sotto i ponti”. È la preghiera accartocciata che compie il percorso inverso e cala dal cielo romano, lanciata da possenti carri metallici che di angelico hanno ben poco. A raccoglierla mani bambine, ancora fragili per l’età ma non meno audaci per compiere eroismi.

Targa casa Ugo Forno

Il 5 giugno 1944, Ugo Forno, 12 anni, veniva trucidato dai guastatori tedeschi dopo aver messo in salvo ponte Salario. Ughetto (“pieno di buona volontà, un po’ troppo irrequieto, ma buono e generoso” come lo ritraeva l’insegnante della scuola Luigi Settembrini), la sua ultima mattina esce dall’abitazione di via Nemorense 15 per onorare gli Alleati che avevano scacciato i nazisti. La guerra, però, aveva appena lasciato posto alla guerriglia e alla rappresaglia: i guastatori tedeschi minavano i ponti che si lasciavano alle spalle e quel giorno minacciavano l’attraversamento ferroviario dell’Aniene.

La voce giunge a Ugo, destinato ad esaudire la “preghiera” appena colta dal cielo. Prima di avventurarsi, lo scolaretto raccatta alcune armi abbandonate in una grotta vicina, quindi si reca in vicolo del Pino (oggi scomparso) e raduna un piccolo esercito di contadini, giovani e braccianti. Le parole del dodicenne spronano il manipolo a un dovere più alto: bisognava salvare l’attraversamento per consentire agli americani di proseguire il proprio viaggio liberatore.

Alla testa dei partigiani c’è il dodicenne, è lui il primo ad avvistare i dieci guastatori tedeschi che stanno minando il ponte dell’Aniene, è sempre lui il primo ad aprire il fuoco. Agli invasori non resta che la ritirata parandosi la fuga col mortaio. Esplodono soltanto tre colpi, l’ultimo dei quali trasforma un bambino dodicenne in eroe immortale.

Muore così Ugo Forno, ultimo e più giovane caduto della Roma liberata. Il suo corpo viene recuperato dai gappisti, avvolto nel pietoso sudario di un tricolore a brandelli e trasportato all’ospedale di via Ponte delle Gioie.

Dietro di lui resta il ponte Salario, cementato dal suo sangue e per questo ancora in piedi.

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