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Parlano gli studenti: identikit delle baby-gang di quartiere

di Daniela Mogavero

Uno spintone, un piccolo furto, quel commento anonimo a una foto su Instagram che può rovinare una vita. L’aggressività, soprattutto dei più giovani, dei quindicenni, le baby gang che vengono da altri quartieri e quelle miste, perché “quelli è meglio farseli amici”. La voglia di avere quello che hanno i ragazzi più ricchi e di volerlo prendere con la forza, i cattivi esempi mandati dai social, dalla musica e anche dalla tv.

Questo, e molto altro, è il bullismo visto dagli adolescenti del Trieste-Salario. Un misto di desiderio di primeggiare e di strafottenza che i più grandi, se grandi si possono chiamare i 17-18enni che ancora frequentano le superiori, vedono sempre più crescente nei compagni di appena 15 anni, come se ci fosse un vero scarto generazionale, secondo alcuni, ad appena 3-4 anni di differenza.

 

GLI ARRESTI DEI MESI SCORSI
Un fenomeno che, dopo l’allarme di febbraio marzo, quando si erano verificati aggressioni e furti a danno di giovanissimi per mano di coetanei, sembra essere tornato sotto controllo, anche se i ragazzi sentono che ancora qualcosa accade, che si tratta di calma apparente: furti, piccoli spintonamenti, un gruppo, sempre lo stesso sembra, che arriva a piazza Mincio, piazza Annibaliano, piazza Istria, piazza Caprera, per far sentire la sua presenza. Così raccontano alcuni studenti del liceo Giulio Cesare e dell’Amedeo Avogadro, scuole frequentate anche dalle vittime dei fatti accaduti in inverno.

Nei mesi scorsi sono stati arrestati quattro ragazzi, tre minorenni e uno appena maggiorenne. Due della zona Trieste, uno della zona dell’Africano e infine uno del Tufello, l’unico a non essere del quartiere. Un’ondata che, secondo il capitano della Compagnia dei carabinieri Roma-Parioli, Alessandro De Venezia, è sotto controllo, ma su cui si mantiene altissima l’attenzione con mezzi tradizionali, le pattuglie e la sorveglianza in incognito, e anche attraverso metodi cyber: per esempio una chat che fa da filo diretto tra le autorità e i genitori per superare il gap di diffidenza e facilitare la denuncia.

 

AGGRESSIONI ANCHE DI RECENTE
Ma che sia tutto superato non è così scontato. Molti genitori restano vigili. E non ne sono convinti i ragazzi che ogni giorno vanno a scuola e poi si incontrano nelle piazzette del quartiere per stare con gli amici. Alice, 15 anni, frequenta il quinto ginnasio al Giulio Cesare. Secondo lei le baby gang non si sono mai fermate, nonostante gli arresti. “Ci sono state aggressioni anche la settimana scorsa. Si sono verificati dei piccoli furti, pugni, spintoni, aggressioni. Quando siamo insieme la sera tardi seduti in piazza ho paura – dice senza mezzi termini – C’è la sensazione tra di noi che se hai un telefono più costoso dell’altro allora te lo possano rubare”.

Ma chi sono questi ragazzi?

 

VIOLENZA IN CRESCITA IN TUTTA ROMA
“Molti vengono da fuori ma a loro si sono aggregati anche nostri coetanei del quartiere perché ‘è meglio esserci amici’, dicono. E’ una banda che girava anche dalle parti di piazza Bologna, ma hanno capito che nel nostro quartiere ci sono ragazzi più ricchi e si sono trasferiti. Quelli che si fanno arrestare sono i piccoli, che compiono passi falsi. I capi non si espongono”.

Un quadro preoccupante, confermato da Martina, 17 anni del Giulio Cesare, vittima di un furto pochi giorni fa. “Alcuni fatti di bullismo riguardano anche me, perché  credo che i componenti di una baby gang mi abbiano rubato la macchinetta. Io ho timore, perché noto non solo nel quartiere ma anche in tutta Roma una crescita della violenza e della aggressività nei confronti delle persone”.

 

ROMA NORD E ROMA SUD
“Ormai si percepisce una sorta di autentica rivalità tra nord e sud, come se quelli di Roma nord vedessero questi ragazzi svantaggiati come dei criminali – sottolinea Valerio, all’ultimo anno dell’Avogadro – C’è un clima di tensione, c’è voglia di rissa. Non so spiegarmelo questo atteggiamento. Tra i più piccoli, anche di 14 anni, vedo la volontà di imitare i modelli criminali proposti dai social, dalla musica e dalle serie tv. E poi c’è il cyberbullismo: con profili su Instagram come Spotted Avogadro, dove una persona in incognito pubblica commenti e giudizi e volano insulti, offese verso ragazza di un amico, verso chi è diverso, contro chi non si veste come loro”.

Un gap generazione, quello tra quasi maggiorenni e adolescenti che si sente. “Quelli più piccoli sono più violenti e sfacciati – rincara la dose Sara, 17enne che frequenta il liceo scientifico – Quando stavo in prima, non parlavamo con quelli di quinta, avevamo soggezione. Loro no. A piazza Caprera, dove ci riuniamo con i miei compagni, ci sono sempre ragazzini che sono più disinvolti e liberi di quello che eravamo noi. La differenza di età è poca ma loro sono cresciuti con il telefono cellulare più di noi e anche quello è un cambiamento”.

 

BULLISMO E BABY-SQUILLO
Pietro, 16 anni a fine maggio, al quinto ginnasio, però non si vede così: “Inizialmente di questi episodi di bullismo avevo sentito parlare molto poco, non conoscevo nessuno che li avesse sperimentati ma dopo l’aggressione di fine marzo ci siamo andati a informare e ci siamo accorti che non erano stati gli unici. Ed è una cosa che mi fa un certo effetto: sono persone che non hanno niente di diverso rispetto a me e quindi cerco di capire quale sia la motivazione che li spinge. Nonostante l’allarme delle scorse settimane, i nostri genitori ci hanno lasciato liberi, usciamo nel weekend per cena e poi per una passeggiata ma la raccomandazione è di non tornare a casa da soli a piedi”.

Dietro tutto questo desiderio di affermazione, secondo Elena, 18enne al II liceo, c’è l’atavica differenza di classe, che esiste anche in una scuola pubblica e anche in un quartiere benestante. “Esiste un complesso di inferiorità. Basta pensare al fenomeno delle babysquillo, avvenuto sempre tra ragazze che avevano frequentato anche il Giulio Cesare. Loro volevano un tenore di vita più alto, vacanze costose. Chi capisce di non poter raggiungere questi obiettivi, può decidere di agire anche così. E’ quello che accade anche con gli atti di bullismo”.

 

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