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EXTRANEWS – Le domande che avresti sempre voluto fare a un muratore acrobatico

di Antonio Tiso

VIDEO. Le cinque domande che tutti avrebbero sempre voluto fare a un muratore acrobatico

Non sono supereroi, ma muratori acrobatici. Si calano dai tetti come personaggi di fantasia, ma poi lavorano con spatole e pennelli. I loro cantieri, sospesi nell’aria, sembrano pericolosi ma i numeri raccontano che sono più sicuri di quelli tradizionali.

Da dieci anni a questa parte, l’edilizia acrobatica è un settore in continua espansione. Evitando l’uso di ponteggi e cestelli elevatori, si riducono i tempi e i costi di ristrutturazione degli immobili. Sempre più spesso capita di vedere i “muratori dell’aria” all’opera anche nel Trieste-Salario.

Due operai “alpinisti”, attualmente impegnati a via Taro, ci hanno raccontato le loro storie e cosa si prova a lavorare lassù. Sono Patrizio Savoca, romano di 33 anni, e Samuel Catalan, romeno di Satumare, 30 anni.

“All’inizio è normale avere un po’ di paura – esordisce Samuel – Ma poi ti abitui e scopri che stare appeso è persino rilassante. Personalmente, fino al settimo piano mi sento come fossi a terra”, conclude.
“Meglio avere sempre un po’ di paura – spiega Patrizio -. Così stai attento agli ancoraggi e alle manovre. Altrimenti rischi di fare il botto”.

La sicurezza viene prima di tutto: “Siamo coscienti dei rischi e prestiamo attenzione – prosegue Patrizio -. Lavoriamo con una doppia fune di sicurezza, se anche una si rompe abbiamo l’altra. Ogni corda regge fino a 2.500 kg”. Prosegue nella spiegazione Samuel: “Quando cominci questa professione, affianchi una persona esperta per almeno due mesi e intanto prendi mano. Paradossalmente, il nostro settore è più sicuro rispetto all’edilizia tradizionale perché siamo sempre legati, indossiamo i caschi e riceviamo controlli interni per vedere come operiamo. Da dieci anni a questa parte, infatti, non c’è stato nessun un incidente a Roma”.

Ma come si diventa muratori acrobatici? Patrizio: “Se hai già esperienza di lavoro nei cantieri e vieni selezionato da una società del settore, devi poi fare un corso di una settimana, dove ti insegnano a usare le funi. Impari a salire e a scendere come fossi un alpinista. Poi fai le visite mediche e i test attitudinali”.

Si tratta senz’altro di un lavoro non ordinario. “Gli interventi di muratura acrobatica danno soddisfazione”, dice Samuel sorridendo. “Poi in alcuni posti ti diverti. Come quando abbiamo lavorato alla Nuvola di Fuksas all’Eur. O ad Ancona, su un palazzo a forma di fungo” aggiunge Patrizio.

E la paga? “In Italia il nostro non viene riconosciuto come un lavoro a rischio e quindi firmiamo un contratto come manovali – spiega Samuel -. Ma l’azienda ci dà un incentivo se siamo bravi. Certo, la legge andrebbe aggiornata…”.

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