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“Darsi da fare in prima persona per restituire decoro al quartiere”

di Camilla Palladino

Pacata ma efficiente e determinata. Nelle sue attività da residente attiva per il decoro del Trieste-Salario, Nicoletta Camboni preferisce restare dietro le quinte, ma è sempre presente. Tanto che nel 2015 ha fondato il comitato Piazza Caprera, che si occupa del decoro e della battaglia contro la movida “selvaggia” della zona, ma continua a seguire e a partecipare alle iniziative di altre cinque associazioni presenti sul territorio: Amici di Villa Leopardi, il gruppo di volontari attivi per la salvaguardia dell’area verde, Amici di Porta Pia, il comitato per la tutela della zona di piazza Alessandria, e Amo Quartiere Trieste, osservatorio delle criticità riscontrabili nel cuore del Trieste-Salario. A casa, come ci racconta Nicoletta scherzando, colleziona le pettorine delle associazioni con cui collabora, ed è sempre pronta a rimboccarsi le maniche. Secondo lei, infatti, il problema della nostra città, e del nostro quartiere, non è solo amministrativo, ma anche sociale. E lo dimostra il luogo in cui la incontriamo: proprio a piazza Caprera, sedute sul bordo della fontana, invasa da un cumulo di rifiuti.

Di cosa si occupa il suo comitato?
«Vivo a piazza Caprera da oltre trent’anni. È sempre stato un luogo di ritrovo giovanile, ma sembra che ogni anno i ragazzi peggiorino in fatto di educazione e rispetto della quiete pubblica. Le serate finiscono spesso con atti vandalici che comportano, da un lato, l’esasperazione degli abitanti; dall’altro, la svalutazione immobiliare degli appartamenti. E situazioni simili si riscontrano anche a corso Trieste e a piazza Istria, dove si trovano locali aperti fino a tarda notte. Per questo nel 2015 ho fondato il comitato Piazza Caprera con un gruppo di residenti della zona, nel tentativo di trovare una soluzione alla difficile convivenza tra la movida “selvaggia” dei giovani e gli orari più “regolari” di adulti e anziani».

Nicoletta Camboni, fondatrice del comitato piazza Caprera

E ci siete riusciti?
«I risultati tangibili per adesso non sono molti. Per quanto noi associati ogni tanto ci attiviamo per pulire un marciapiede, potare gli alberi, svuotare la fontana dai cumuli di sigarette e rifiuti, dopo pochi giorni torna tutto come prima. Anche se l’anno scorso alcuni ragazzi fecero un mea culpa e ci aiutarono a ripulire l’area: un piccolo risultato, no? Oltre a questo, poi, si aggiunge la sostanziale assenza delle istituzioni, con l’eccezione delle forze dell’ordine, che hanno inserito la zona nel giro di pattuglia. Grazie a loro ora riusciamo a dormire la notte: i ragazzi hanno smesso di giocare a pallone e scavalcare i cancelli fino alle quattro del mattino. Ma dal punto di vista del degrado la situazione non è migliorata: la fontana è continuamente invasa dai rifiuti e la piazza è assediata dal parcheggio abusivo».

Soluzioni possibili?
«Tutti, dai più piccoli ai più grandi, dovrebbero capire che bastano pochi e semplici gesti quotidiani per rendere più vivibile un quartiere. I giovani frequentatori notturni della piazza, per esempio, potrebbero tenersi vicino una busta in cui riunire tutte le bottiglie e gli scarti a fine serata. L’educazione civica dovrebbe essere il primo punto di forza di una città in difficoltà».

Quindi quando c’è bisogno lei si infila una delle sue tante pettorine e va a dare una mano
«L’unico modo per superare un problema è attivarsi per risolverlo. Non mi interessa far apparire me stessa o il comitato, quindi partecipo a tutti gli eventi, non solo a quelli organizzati da noi. Per esempio, ultimamente abbiamo fatto una raccolta fondi in collaborazione con il comitato Amo il Quartiere Trieste e con gli Amici di Porta Pia, per far potare gli alberi lungo via delle Alpi. Siamo riusciti a raccogliere la somma necessaria e adesso stiamo procedendo con la richiesta dei permessi al Comune. Collaboro spesso anche con gli Amici di Villa Leopardi (il parco con doppio ingresso, in via Nomentana e in via Makallè, ndr), che sono molto attivi».

Un lato positivo e uno negativo di vivere nel Trieste-Salario
«Il lato positivo è la sua bellezza, il fascino antico dei villini, il pregio architettonico del quartiere Coppedè. Oltre alla sua posizione “tattica” all’interno di Roma: è ben collegato alle aree più centrali e frequentate della città. Quello negativo è che tanta arte viene trascurata e lasciata in uno stato di completo abbandono. Mi piacerebbe che il Trieste-Salario tornasse com’era dieci anni fa, quando il verde era curato e non si vedevano tutti questi rifiuti per le strade. Anche la vita di quartiere, così caratteristica di questa zona, sta cambiando. Ormai vanno tutti di corsa ed è difficile riuscire a trovare tempo per il sociale».

Nicoletta Camboni, classe ’58, è nata nel quartiere e non l’ha mai abbandonato. Cresciuta a corso Trieste, infatti, Nicoletta si è stabilita definitivamente nella casa in cui abita con le sue due figlie, a piazza Caprera, nel 1988. Ha lavorato come analista per una società di informatica, nel 2015 ha scelto di andare in pensione per avere più tempo da dedicare a se stessa e al sociale. Nello stesso anno, infatti, ha fondato il comitato Piazza Caprera con lo scopo di superare il problema della movida “selvaggia” nella zona. E fornisce il suo contributo a diverse associazioni attive per la tutela e la salvaguardia del nostro territorio.

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