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“Dal quartiere una rete per curare le bellezze d’Italia”

di Antonio Tiso

Per Anna di Paolo migliorare i luoghi in cui vive è una vocazione. Così come rendere accessibili i beni comuni del nostro Paese. Quello che fin da studentessa universitaria era solo una passione oggi è diventato un mestiere, come se vi si fosse preparata per una vita. Nativa di Pompei, ma trapiantata nel Trieste-Salario dal 2006, Anna lavora al Touring Club dal 2011 e si dedica con successo alla creazione di progetti per l’apertura di siti chiusi o scarsamente fruibili. Negli anni ha contribuito a creare, a Roma, una rete di oltre 300 volontari, tra anziani e studenti, che accompagnano ogni giorno centinaia di Italiani alla scoperta di luoghi simbolo della nostra cultura, come il Quirinale, il museo Boncompagni Ludovisi o Palazzo Borromeo.

In qualche modo lei è un “ariete” che apre siti culturali chiusi al pubblico. Come c’è arrivata?

 «Mi sono sempre spesa in attività di volontariato per migliorare i luoghi in cui vivevo. Al liceo e negli anni dell’università ero volontaria di Legambiente al circolo di Pompei. Abbiamo fatto tante battaglie per preservare la bellezza della mia città d’origine e piantato decine di alberi che ora sono oasi verdi. Poi mi sono trovata per caso a lavorare per il Touring Club Italiano sull’accessibilità dei beni comuni. E ho scoperto che in realtà questo era sempre stato un mio obiettivo».

Dal 2011 quando è entrata nel Touring si è impegnata a rendere accessibili siti di interesse culturale.

 «All’epoca iniziai a lavorare al progetto “Aperti per voi” insieme alla Sovrintendenza capitolina. Aprimmo tre siti sull’Appia Antica: il Circo di Massenzio, il Museo delle mura e il Sepolcro degli Scipioni che era chiuso da vent’anni. Poi da lì abbiamo collaborato con il ministero dei Beni culturali per creare un sistema di accoglienza al Complesso del Vittoriano, oggi fra i siti più visitati a Roma».

Nel 2015 inizia il settennato Mattarella e prende piede il progetto di visita alla “Casa degli Italiani”.

 «Al momento della sua elezione il presidente espresse il desiderio di aprire il Quirinale agli Italiani. Gli proponemmo la modalità di apertura che avevamo già sperimentato per altri siti. Siamo partiti a giugno 2015 con un ciclo di 16 visite al giorno. Per tutta la settimana, a parte il lunedì e il giovedì, quando il Quirinale è chiuso per motivi istituzionali, si alternano 150 volontari per una media di 450 visitatori al giorno, senza contare le scuole. A ogni tour collaborano un volontario e uno studente tirocinante iscritto alla facoltà di Storia dell’arte della Sapienza o Roma Tre o Tor Vergata. Mostrano al pubblico il piano nobile, le carrozze dei Savoia, i giardini, le Vaselle (ndr: il servizio di piatti dei Savoia) e i documenti storici. E poi abbiamo attivato anche una visita speciale per i migranti, che naturalmente si tiene in lingua italiana».

La passione per le due ruote e l’ecologia l’ha portata a lavorare anche al Grab, il progetto per un Grande raccordo anulare delle bici, che potrebbe cambiare il volto della città, oltre che del quartiere. Ci racconta a che punto sta?

 «L’anello ciclabile sarà una rivoluzione. È un progetto che oggi cammina da solo. Lo abbiamo presentato anni fa al ministero dei Trasporti insieme a Legambiente e ora che ha ricevuto un fondo di 15 milioni di euro è alla fase della progettazione esecutiva negli uffici di Roma per la Mobilità».

Poi è arrivata l’organizzazione dell’Appia Day.

 «L’Appia Antica è una strada che conserva una bellezza straordinaria e lavorare per farne scoprire il fascino millenario era un mio obiettivo. Così dal progetto Grab, che ne prevede la pedonalizzazione, siamo riusciti ad avviare l’Appia Day nel 2016. È il festival diffuso della Regina Viarum in cui da quattro anni organizziamo centinaia di eventi rivolti a pubblici diversi grazie all’apertura straordinaria e gratuita dei monumenti e alle visite guidate. Oggi si è estesa a tutti i territori che collegano Roma con Brindisi».

Per finire: quali sono i suoi luoghi del cuore nel Trieste Salario?

 «Prima abitavo a via Nemorense. Con i bimbi piccoli il parco era diventato una seconda casa. Lì ho conosciuto tutti i miei amici, è un luogo molto social. Poi, spostandomi a via Savoia, il mio baricentro è diventato Villa Borghese. Ma sono molto legata anche a Villa Ada».

Carta d’identità

Anna Di Paolo

Nata a Pompei nel ’69, Anna Di Paolo ha studiato lettere moderne all’Università Federico II di Napoli. Da ragazza è stata attivista di Legambiente. Si è trasferita a Roma per lavoro nel 2006. Dapprima ha gestito la comunicazione per l’associazione Nuovi lavori, poi nel 2011 è approdata al Touring Club Italiano per occuparsi in prima persona della delegazione romana. Per l’associazione non profit attiva dal 1894 nella promozione del turismo, cultura e ambiente, Anna gestisce le relazioni istituzionali, dopo che per anni si è dedicata al coordinamento di progetti speciali. Nei suoi spostamenti romani si muove solo in bicicletta.

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