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Così il quartiere è ostaggio dei cantieri Italgas

di Camilla Palladino

Quattordici. È il numero di scavi compiuti da Italgas nel Trieste-Salario dall’inizio del 2019 per opere di manutenzione. Il caso più clamoroso è quello di piazza Gondar. Aperto il 21 gennaio, il cantiere avrebbe dovuto chiudersi entro dieci giorni. Poi, una prima proroga. Poi, una seconda. Poi, una terza. E tre mesi dopo, sono quei nastri sono ancora lì. Il motivo? Semplice. Italgas non ha ancora concluso i lavori. Anzi. In quello stesso punto è in arrivo un altro intervento «per sostituire e ammodernare gli impianti», fa sapere l’azienda, contattata da RomaH24. Data prevista di fine cantiere: il prossimo 31 dicembre. Otto mesi di lavori.

Questione romana

Non c’è solo Italgas: c’è anche il gruppo Acea. Stando ai dati di cui è entrata in possesso RomaH24, nella Capitale esistono ventisei società di servizi che svolgono interventi di manutenzione o trasformazione della rete. Queste aziende chiedono, in media, diciotto concessioni al giorno per realizzare opere urgenti. Peccato che non terminino mai nei tempi stabiliti.

Gli effetti di questi cantieri sul traffico sono devastanti. Emblematico, in questo senso, è quello di Italgas in piazza Sant’Emerenziana. È lì dai primi di dicembre e impedisce l’installazione dei cordoli per la corsia preferenziale di viale Libia.

L’originale protesta

Sei mesi dopo l’inizio dei lavori, gli abitanti hanno reagito in modo originale. Qualcuno ha appeso alle transenne delle poesie nelle quali ironizzava sui tempi biblici, firmandosi Pasquino. Come quella figura che nella Roma post rinascimentale si prendeva gioco, con versi satirici, del potere papale.

Il regolamento

Ma cosa succede se poi questi lavori non vengono eseguiti a regola d’arte? Chi deve sanzionare le società in caso di errori? Ossia: con chi se la devono prendere i residenti? Secondo il Regolamento per l’esecuzione e il ripristino di scavi stradali, l’accertamento della «corretta esecuzione dei lavori» spetta all’Unità organizzativa tecnica del II Municipio. Nel caso delle strade di grande viabilità, i controlli spettano al Campidoglio.

Il Municipio impotente

Intanto, però, le strade del Trieste-Salario restano prigioniere delle transenne, come conferma Valentina Caracciolo, consigliera municipale e presidente della commissione Lavori Pubblici. Caracciolo ha richiesto apposta un incontro tra il II Municipio e le società di servizi. «Il territorio viene quotidianamente massacrato. E i danni restano visibili, sia sull’asfalto, sia sulla segnaletica orizzontale, che non viene ripristinata», spiega a RomaH24. E perché? «Il nostro ufficio tecnico non ha i mezzi adeguati», dice Valentina Caracciolo.

Informazione assente

Anche perché, delle decine di cantieri che ogni mese vengono aperti nel Trieste-Salario come “interventi non programmabili”, non è chiaro quali siano effettivamente urgenti. «Bisogna dare un’informazione più immediata di quello che succede, altrimenti ci si ritrova con cantieri infiniti senza sapere perché», sottolinea la Caracciolo. Ne sa qualcosa Italgas, responsabile dei due cantieri infiniti del Trieste-Salario. Stando a quanto rivelano fonti interne alla società, infatti, entrambi gli interventi sono stati particolarmente complessi, perché hanno riguardato infrastrutture interrate. Niente pozzi di petrolio o giacimenti di pietre preziose, dunque. Gli scavi che tengono in ostaggio il quartiere servono solo a intervenire sulle tubature. Per mesi e mesi.

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