Trieste-Salario | Articoli

Cani liberi nei parchi, scontro tra favorevoli e contrari

di Federica Capati

È una “battaglia” che esiste da sempre: da una parte i proprietari che vorrebbero lasciare i loro amici a quattro zampe liberi di scorrazzare nei prati, e chi invece preferirebbe vederli solo nelle aree riservate ai cani oppure rigorosamente al guinzaglio. E anche se legge è molto chiara – stabilisce il divieto di condurli sciolti negli spazi pubblici – non è raro nel Trieste-Salario vedere cani slegati, spesso anche di grossa taglia, vicino alle aree giochi dei bambini di Villa Torlonia, Villa Leopardi o Villa Ada.

La polemica si accende sui social

Lo scontro e le polemiche vanno avanti soprattutto sui social. A fine agosto, ad accendere la miccia sul gruppo Facebook “Amici di Villa Leopardi”, era stato un post di Gabriela Camacho d’Andrea. “Avevo portato mio figlio al parco, volevo vedere se c’erano dei giochi per i bimbi. E invece mi sono trovata vicino ad almeno dieci cani, tutti liberi. Abbaiavano, mentre i loro padroni chiacchieravano. Io sono un’amante dei cani, ma con un figlio piccolo non posso fidarmi. Me ne sono dovuta andare via. Non conosco le regole, ma non avrebbero dovuto avere il guinzaglio?”. Il post di Gabriela aveva scatenato decine di reazioni e commenti dei residenti.

Le aggressioni

Del resto, si registrano addirittura alcune aggressioni da parte dei cani. Proprio a Villa Ada, lo scorso mese di settembre, Luca, un bambino di 11 anni, era stato aggredito, mentre andava in bicicletta nell’area giochi, da un pastore tedesco che era riuscito a liberarsi dal guinzaglio. “Dopo averlo fatto cadere dalla bici, il cane ha cercato di azzannarlo. Luca è riuscito a schivare i primi morsi, ma poi si è spaventato e l’animale l’ha ferito sul braccio, strappandogli la maglietta – ha raccontato Maria Luisa Grippo, la mamma del bambino, a RomaH24 – Tutto questo davanti al padrone, che inizialmente non riusciva a trascinare via il cane. Quando finalmente c’è riuscito, è scappato farfugliando che ci avrebbe restituito i soldi della maglietta rotta”.

Il caso più recente è accaduto invece al Parco Nemorense, nell’area riservata ai quattro zampe. Mario (nome di fantasia, ndr), un ragazzo di 17 anni, entrato nell’area cani per prendere una scorciatoia e arrivare più in fretta dentro il parco, è stato morso a una gamba da un meticcio di taglia media. “La padrona anziché richiamare il cane e scusarsi, ha urlato a mio figlio che gli stava bene e che lì non poteva starci – ha spiegato la mamma del giovane – Non solo: mio marito è tornato nell’area per cercare di rintracciare questa persona, e gli altri frequentatori lo hanno aggredito verbalmente, invitandolo ad allontanarsi, perché “la zona è loro”. Mio figlio ora sta sotto antibiotici e dobbiamo medicare la ferita due volte al giorno – conclude la madre – Per non parlare dello spavento”.

Ma cosa dice la legge?

Le norme parlano chiaro. I cani negli spazi pubblici, come strade, centri abitati o parchi, devono essere portati al guinzaglio. Lo stabilisce l’ordinanza del 13 luglio 2016. In alcuni casi, ad esempio se dovesse essere necessario entrare in uffici o autobus, è obbligatorio far indossare all’animale anche la museruola. Nelle aree a loro riservate invece, il miglior amico dell’uomo può essere lasciato libero, senza alcuna restrizione, purché ci si accerti che la zona sia sicura e ben recintata.

La risposta degli animalisti

Secondo Emanuela Bignami, responsabile randagismo e sedi locali di Animalisti Italiani onlus, sono tolleranza e buon senso le parole chiave. “I cani per strada e nei parchi devono stare al guinzaglio per legge, non lo metto in dubbio – spiega a RomaH24 – ma spesso le aree cani sono di dimensioni ridicole e mal tenute. Se il parco non è pieno di gente e – soprattutto – se il cane non è aggressivo, il padrone, usando il buonsenso, può liberarlo per qualche minuto. Non dimentichiamo che i cani hanno bisogno di correre”.

“In realtà – sostiene ancora Emanuela – c’è un eccessivo allarmismo, soprattutto da parte di alcuni genitori. Andrebbe senz’altro ridimensionato, usando un po’ di tolleranza in più”. Un allarmismo che, secondo lei, spesso e volentieri si trasforma quasi in odio. «Bisognerebbe sempre ricordarsi che in caso di calamità naturali, e in generale in tutte le operazioni che comportino il salvataggio di vite umane, i cani ci sono sempre. Per non parlare di quanta compagnia possano fare ai loro padroni».

SFOGLIA il pdf del giornale