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Atac, quei “tesori” da vendere per sanare parte dei debiti

di Daniela Mogavero

Rutelli prima, Veltroni poi, Alemanno ancora poco dopo, Marino e infine Raggi. Il pallino di fare cassa con gli immobili non strumentali di Atac per riuscire a sanare i debiti della società gira per i corridoi del Campidoglio da oltre vent’anni. Cinque giunte che in un modo o nell’altro hanno analizzato per poi portare avanti, sviluppare, approvare o accantonare il progetto fino a quando è diventato non più rinviabile. Il punto di non ritorno è stato il concordato preventivo a cui è stata sottoposta Atac e che ha incassato in estate il via libera dei giudici fallimentari. Piazzare sul mercato i pezzi forti e anche quelli meno noti del patrimonio immobiliare della società dei trasporti sparsi per la città: molti in zone strategiche, alcuni, pochi, in periferia. E tra gli edifici messi in vendita tre si trovano nel II Municipio. Non si tratta di immobili di pregio, come l’ex rimessa Vittoria in Prati, o quella di piazza Ragusa a Roma Sud, ma di tre aree, due delle quali hanno avuto per un certo periodo un posto anche nel programma parcheggi del comune e che si possono definire piccoli tesori nascosti: l’ex rimessa Cardinal De Luca, la sottostazione elettrica Etiopia e l’ex rimessa Nomentana.

95 milioni di euro nell’arco di tre anni
Il progetto di valorizzazione degli immobili alienabili di Atac punta a raccogliere circa 95 milioni di euro e partirà tra il 2019 e il 2021. Pur essendo evidente che i pezzi più pregiati si trovano in altre zone, anche il II Municipio è investito dal progetto di dismissione degli immobili della società del trasporto pubblico romana e da via Dire Daua (II Municipio) hanno fatto sapere che la procedura di vendita verrà seguita con interesse e attenzione per fare in modo che il Municipio possa avere un ruolo e tutelare gli interessi dei cittadini. Tra i 19 beni che verranno venduti a privati, infatti, ce ne sono tre che sono parte integrante dell’edilizia del territorio e potrebbero solleticare appetiti di vario genere.

Flaminio, il “fu” Pup Cardinal De Luca
La storia di questa ex rimessa affonda le radici nel complesso e intricato labirinto del Pup (Piano urbano parcheggi), in cui viene inserita nel 2004. Secondo i documenti consultati, il progetto – tra via Cardinale De Luca e via Vincenzo Gravina (quartiere Flaminio) –  prevedeva da quattro a cinque piani interrati e altrettanti in elevazione per un totale di 525 posti auto (che in un secondo progetto scendono a 394), 57 posti moto e 2.050 metri quadrati per servizi commerciali. L’intera superficie prevista per l’autorimessa “meccanizzata” era di 12.436 metri quadrati. I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2008 e concludersi nel 2010 per un costo totale di 17.324.000 euro.
Il parcheggio, però, non ha mai visto la luce e la giunta Raggi lo ha cancellato dalla lista dei Pup per aver ricevuto “parere negativo” anche se in una delle ultime riunioni con il presidente della commissione Mobilità, Enrico Stefàno, il progetto è stato ritirato fuori.

Etiopia e il parcheggio della discordia
La sottostazione elettrica per filobus, non funzionante dagli anni Sessanta, che si trova tra viale Etiopia e via Santa Maria Goretti (Trieste-Salario), è abbandonata a se stessa da anni, ma è stata tenuta sott’occhio soprattutto dai residenti per le sue potenzialità, date dal grande spazio verde al suo interno. Potenzialità che sono sempre rimaste in nuce.
Lo spazio abbandonato, vicino a una trafficata zona commerciale e in perenne carenza di parcheggi, era stato anch’esso inserito nel Pup. Sui 1.290 metri quadrati si prevedeva di realizzare un’autorimessa interrata su quattro piani sotterranei e un piano terra con 211 posti auto e 24 posti per motocicli. Anche in questo caso: nulla di fatto. Anche se negli anni sono state diverse le proposte di riqualificazione sia da parte dei cittadini, che hanno anche protestato nel 2006 quando si parlò di una vendita a privati, e dal II Municipio, che aveva ipotizzato il recupero per spazi ludici o sociali.

La palazzina “dimenticata” in viale del Policlinico
Nel lungo elenco di immobili sparsi per Roma e che Atac intende vendere c’è anche una palazzina in viale del Policlinico 135 A (quartiere Nomentano), dimenticata da tutti. Acquistata da Atac nel 1925 è stata adibita a sottostazione-officina di pronto intervento-abitazione, secondo gli ultimi documenti disponibili in cui si parla anche di “interventi di ristrutturazione, demolizione e ricostruzione” consentiti senza aumento di cubatura. Nell’area ci sono diversi edifici, l’officina con vani tecnici, l’abitazione e l’immobile per uffici, che insieme raggiungono quasi mille metri quadrati di superficie.

Le tre aree di pregio in affitto ai privati per mostre, eventi e fiere
Mentre per la maggior parte degli immobili da vendere sul mercato si attende la nomina del commissario liquidatore, Atac punta a valorizzare le sue “punte di diamante” per renderle, da subito, più appetibili per i possibili compratori. Così, per fare un po’ di cassa e risparmiare su ristrutturazione, guardiania e spese correnti, la società di trasporto pubblico e il Comune hanno deciso di affittare le ex rimesse Vittoria, Ragusa e San Paolo a una società privata.
Il progetto è semplice, alla stregua di quanto fatto all’ex caserma Guido Reni. La società che ha vinto tutti i tre bandi, la Ninetynine Urban Value, (la stessa del Guido Reni District) si occuperà di riqualificare gli spazi abbandonati e li userà per l’organizzazione di eventi, mostre, fiere. Il primo a partire è stato il PratiBus District (ex rimessa Vittoria), poi il Ragusa Off (piazza Ragusa) e infine il San Paolo Garage.
Per quanto riguarda la prima ex rimessa Ninetynine pagherà ad Atac 60 mila euro al mese di canone d’affitto e il 25 per cento degli incassi per i primi otto mesi. Il contratto è prolungabile per altri otto mesi, in cui l’affitto, però, scende a 40mila euro. Atac, oltre al flusso di denaro diretto, beneficerà dei lavori di ammodernamento e ristrutturazione che la società effettuerà negli immobili che poi saranno destinati alla vendita. Atac auspica che la riapertura delle ex rimesse possa spronare i compratori che in questi mesi potranno verificare l’effettiva attrattiva delle aree che fino ad ora erano in pessime condizioni, per la maggior parte in disuso e abbandonate.