Trieste-Salario

Così la storia di Ugo Forno arriva a teatro

di Cristiana Ciccolini

Uno spettacolo teatrale dedicato a Ugo Forno, l’eroe simbolo del Trieste-Salario. All’allora dodicenne, ultima vittima della Resistenza romana (insieme al compagno Francesco Guidi), che nel 1944 venne ucciso dai tedeschi in fuga durante la difesa del ponte ferroviario lungo l’Aniene, il regista Stefano Reali ha dedicato “Amici per la pelle”.

Dopo il diploma in Musica Jazz al conservatorio di Frosinone, Stefano studia regia e sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, dove si diploma nel 1980. Già due anni dopo è assistente alla regia in C’era una volta in America di Sergio Leone. Da lì inizia la sua lunga carriera da sceneggiatore e regista di fiction e film importanti, e poi ha lavorato molto anche come docente. Amici per la pelle è il suo nuovo lavoro che sta andando in scena al Teatro 7 di via Benevento (si chiuderà il 19 maggio)  e che vede come attori protagonisti Massimo Wertmuller e Rodolfo Laganà.

Per diffondere la figura eroica di Ughetto, il regista vorrebbe realizzare un film tratto dallo spettacolo e portare gli alunni delle scuole a teatro. “Voglio farlo conoscere agli adolescenti – spiega – perché non è mai stato citato in nessun libro scolastico di storia. I ragazzi non sanno chi sia. E anche molti adulti ignorano cosa abbia rappresentato per la Resistenza romana”.

Il regista ha approfondito la vera storia di Ugo grazie al libro di Felice Cipriani, “Partigiano Bambino”. “Solo nel 2013 – prosegue-  ad Ugo Forno è stata conferita la medaglia d’oro al valor civile. Il Cln (Comitato di liberazione nazionale) romano chiese la medaglia d’oro al valor militare per lui fin dal 1946. Non gli è mai stata concessa, perché ritenuto troppo giovane per essere considerato un combattente militare. Il fatto che rubò un fucile e si mise ad attaccare un drappello di nazisti armati di mortaio, praticamente da solo, non era considerato abbastanza “militare”.

“Il testo, che ho scritto la scorsa estate – racconta il regista – si può definire tragi-comico, un po’ come la tradizione italiana anni ’60. Parla di impegno civico, oltre a quello civile. In tempi in cui i minori si divertono con gli stupri di gruppo, le uccisioni degli anziani, la tortura, le sevizie, il bullismo e il cyberbullismo, sapere quello che ha fatto Ugo Forno può essere molto istruttivo“.

Stefano è in contatto con Fabrizio Forno, nipote di Ugo, che presto sarà felice di sedere tra le prime file del teatro per seguire lo spettacolo. I protagonisti Otello (Rodolfo Laganà) e Tazio (Massimo Wertmuller), riescono a rendere la triste storia a tratti comica. E, trovandosi ad assistere, non visti, all’uccisione a colpi di mortaio del bambino, si troveranno a mettere in atto un’azione estrema che mai avrebbero pensato di poter fare. Un gesto di cui nessuno saprà mai.