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Una luce su giardini e monumenti: ecco piazza Cavour

di Alessio Ramaccioni

“Guarda che spazi, che luce, che colori. Questa piazza è una delle più belle di Roma, c’è poco da dire». Al crepuscolo di una giornata di primavera, i colori di piazza Cavour creano suggestioni particolari. Andrea abita in via Crescenzio, a pochi metri di distanza. Porta spesso le figlie a giocare nei giardini della piazza, rinnovati nel 2012 e diventati un polo d’attrazione, di giorno e di notte. Durante la giornata, sopratutto durante i mesi primaverili ed estivi, è frequentato dai turisti, che scoprono piazza Cavour e le sue bellezze un po’ a sorpresa. «È al di fuori dei normali intinerari turistici, ma colpisce», ci spiega Alex, ex studentessa americana che ora lavora in uno studio creativo del quartiere. «Ricordo la prima volta che ho visto questa piazza» racconta. «Vidi il Palazzaccio dal lato del lungotevere, non sapevo cosa fosse. Ci girai intorno e scoprii piazza Cavour: ampia, luminosa, particolare. Quando ho trovato lavoro qui dietro, l’ho considerato un segno del destino. È un po’ il mio “posto speciale” di Roma». È facile vedere turisti rilassarsi nei giardini o passeggiare intorno al palazzo di Giustizia, mischiandosi agli avvocati o ai giudici che entrano o escono dai cancelli della corte di cassazione. E poi le palme, la cui presenza crea un immediato stupore in chi ci capita per la prima volta. «È proprio per via delle palme che molti residenti la chiamano piazza Algeri», raccontano Federica e Rossella, le libraie della Claudiana, la libreria ospitata nell’edificio della Chiesa valdese.
Quando arriva la sera, la popolazione cambia: piazza e giardini si riempiono di giovani e giovanissimi. «È la movida notturna di piazza Cavour» dice ancora Andrea. «I ragazzi vengono qui a passare le serate. A volte creando problemi». Il riferimento è alla maxi rissa del 2016, durante la quale fu accoltellato un sedicenne. Da quel momento la piazza fu sottoposta a controlli più frequenti che hanno portato a un calo del numero di giovani».

Il Gran Caffè Cavour è uno dei luoghi di riferimento. Simone ci lavora da anni

Il barista: “Per gioco la chiamiamo spiaggia Cavour”
Il Gran Caffè Cavour è uno dei bar più noti. Aperto fino a tardi, è un punto di riferimento per chi frequenta la piazza. Dice Simone: «Lavoro qui da anni, sono ormai un esperto di piazza Cavour», dice sorridendo, mentre fa accomodare una famiglia spagnola. «Un luogo bellissimo, si fa perdonare anche i suoi difetti», prosegue. «I giardini sono meravigliosi, i turisti si innamorano dell’atmosfera che c’è qui. Si stendono sotto le palme, alcuni addirittura in costume a prendere il sole. Con i miei colleghi, scherzando, la chiamiamo “spiaggia Cavour”». Nessuno se ne lamenta? «No, mai visto reazioni negative. Anche perchè i turisti sono molto civili, quando vanno via non lasciano mai rifiuti. Perchè allora prendersela?». Ma non è tutto rose e fiori: anche piazza Cavour ha i suoi problemi: «A a volte funziona male l’illuminazione, i marciapiedi e l’asfalto sono dissestati, qui di fronte al bar spesso ho aiutato persone cadute a terra. Poi c’è la movida: fino alla famosa rissa, la sera qui in piazza c’erano fino a mille persone. Poi hanno intensificato la sorveglianza e la gente ha iniziato a diminuire. Ma siamo sempre intorno alle 200 persone a sera».

Valerio guida il taxi da anni. «Il Palazzaccio è la vera attrazione della piazza»

Il tassista: “Quel Palazzaccio che incanta i turisti”
Valerio guida il taxi da anni: conosce bene Roma e Prati è una delle sue mete abituali: «Ci vengo spesso, nel quartiere e a piazza Cavour», spiega. Lo stallo dei taxi è sul lato lungo della piazza, quasi di fronte alla storica enoteca Costantini. «Cosa mi viene in mente quando penso a piazza Cavour? Beh, il Palazzaccio» ci racconta Valerio. «Mi diverte l’effetto che fa ai turisti, sopratutto agli stranieri, quando lo vedono la prima volta. Mi chiedono che cosa sia, così imponente, bello, maestoso. Pensano che sia la sede del Parlamento, o del Presidente della Repubblica». Effettivamente quel palazzo colpisce, anche chi lo vede di frequente. E chi se lo trova davanti per la prima volta? «Resta senza parole». Ma che spiegazione offre Valerio a chi gli chiede cosa sia quel palazzo? «Dico la verità: è il palazzo di giustizia. Spesso aggiungo una mia considerazione» dice ridendo. «Spiego ai turisti stranieri che in Italia il palazzo di giustizia è grande. È la giustizia stessa ad essere piccola, a volte. Restano all’inizio un po’ stupiti, poi mi rispondono tutti allo stesso modo: “Eh sì, è così anche nel nostro paese”».

Aperta nel 1972 e gestita da Piero e Rosa Costantini, l’enoteca è diventata negli anni una delle più prestigiose di Roma

L’enologa: “Più attenzione da parte degli esercenti”
“Piazza Cavour era un po’ dimenticata, ora è diventata punto d’incontro e di riferimento». E se a dirlo è chi ci lavora da quasi, bisogna prestare attenzione. Rosa è la moglie di Piero Costantini: insieme al marito, nel 1972, aprì quella che ad oggi è una delle più importanti enoteche di Roma. «È sempre stata una bella piazza, ma prima dei lavori del 2012 l’epicentro della zona era piazza del Risorgimento. I giardini attirano tante persone, turisti di giorno, giovani di notte». Ed è un bene? «Come tutto ha i pro e i contro, ma senza dubbio questa piazza è rinata. Ora è un luogo elegante, di grande bellezza». Tre, secondo Rosa Costantini, i punti critici: «Anzitutto i marciapiedi: sono ridotti male, pericolosi. Poi la gestione del traffico: dopo le modifiche del 2012, è irrazionale: chi arriva da via Triboniano è obbligato alla svolta a destra, ma non è chiaro: molti girano anche a sinistra, spesso ci sono incidenti. Infine, l’atteggiamento di alcuni esercenti: indicazioni scritte con il pennarello, tavolini sparsi a caso sui marciapiedi… un po’ di attenzione in più per questa piazza non guasterebbe!».

Mauro lavora nella libreria Feltrinelli. «Sono sparite le botteghe, i negozi storici»

Il libraio: “Il cinema e le due librerie portano persone e vita”
“A Roma una piazza così non l’ho mai vista». Mauro lavora nella libreria Feltrinelli che si trova sulla piazza, quasi di fronte all’edicola. «Piazza Cavour è uno dei pochi punti di riferimento veri del quartiere», racconta. «I giardini, il parcheggio sotterraneo la rendono luogo di incontro più che di passaggio». Una piazza caratterizzata da tanto intrattenimento, ma forse manca qualcosa: «Il cinema, i bar, i locali… Sia la piazza che le zone circostanti offrono svago e divertimento, ma si è perso il tessuto commerciale caratteristico di un quartiere. Non ci sono più botteghe, panetterie, quelle piccole attività che rappresentano il volto più sincero di un territorio. È un problema di tutto il quartiere, ma qui si avverte di più». La caratterizzazione della piazza ad essere luogo per l’intrattenimento è però anche un elemento positivo: «Il cinema fa tantissimo, porta gente, crea vita. Anche le due librerie sono un motivo di attrazione. Una piazza che ha anche una sua importante offerta culturale, e in un momento storico in cui gli spazi culturali chiudono non è poco».

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