Prati | La Storia

Quando in Prati venne sequestrato il re del caffè

di Claudio Lollobrigida

Il 17 aprile 1981, in via Marianna Dionigi 57, viene rapito il re del caffè, Giovanni Palombini. Negli anni in cui terrorismo, lotta armata e criminalità organizzata offrono giornalmente spunti per la cronaca nera, questo sequestro entra di diritto tra i casi più eclatanti del periodo.

Tra piazza Cavour e lungotevere dei Mellini, a poca distanza dal Palazzo di Giustizia, due automobili con cinque uomini a bordo bloccano la Fiat 132 di Palombini, che sta rientrando a casa da Amatrice insieme a sua moglie, Elide Colombi.

L’aggressione si consuma in pochissimo tempo: l’imprenditore viene preso con la forza e trascinato in una delle due macchine, mentre Elide rimane tramortita per un colpo alla testa con il calcio della pistola. Gli esecutori fanno parte della banda di Lallo lo Zoppo, alias Ludovico De Sanctis.

“Pappagallo vecchio e malato”. Così viene chiamato Palombini nei messaggi cifrati pubblicati sui giornali per comunicare le richieste di riscatto alla famiglia, molto preoccupata per le precarie condizioni di salute dell’anziano, tenuto in una roulotte legato mani e piedi.

Ma, in un momento di disattenzione del suo carceriere, l’industriale fugge. Disorientato, bussa alla porta di una villa per chiedere aiuto. Ad aprirla, però, sono proprio i suoi aguzzini, che lo fanno accomodare e gli offrono persino un bicchiere di champagne per tranquillizzarlo. E proprio quando Palombini crede di essere finalmente a sicuro, viene freddato da tre colpi di pistola.

Il corpo senza vita dell’uomo viene poi conservato in un frigorifero per poterlo tirare fuori all’occorrenza e dimostrare, tramite foto, la buona salute e spingere la famiglia a pagare il riscatto. Il cadavere viene ritrovato soltanto ad ottobre, sepolto a Vallata di Pantano, tra Genazzano e Valmontone.

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