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EXTRANEWS – Le cinque cose che una turista vorrebbe cambiare nel quartiere

di Alessio Ramaccioni

Venticinque anni, inglese, un amore sconfinato per il viaggio, per conoscere luoghi e persone nuove. Emily arriva da Reading, una città non distante da Londra. Ha girato quasi tutta l’Europa, un po’ per studio, un po’ per diletto. La incontriamo a piazza Risorgimento, mentre mangia un hamburger in uno street food shop che, in effetti, è uno dei luoghi in Prati dal respiro più “internazionale”.

Cosa manca a questo quartiere dal tuo punto di vista? “Posti come questo, innanzitutto – risponde sorridendo -. Attività aperte fino a tardi dove mangiare, bere, ascoltare musica. Ci sono, ma sono pochi e distanti l’uno dall’altro. Non c’è, ad esempio, una strada piena di locali, dove andare da un posto ad un altro a conoscere persone”.

La natura “residenziale” e, al massimo, “commerciale” di Prati è un po’ al centro delle prime critiche che Emily rivolge al quartiere. “Tanti negozi, ma pochi locali. Non noto molto equilibrio”. Proviamo a dirle che i quartieri della movida a Roma sono altri, ma non c’è verso. Prati per lei dovrebbe essere più divertente.

Si passa poi a questioni più complesse: “È un quartiere sporco. Bellissimo, ma sporco. Devo dire che la colpa è un po’ anche dei turisti come me, soprattutto quelli giovani. Ne vedo alcuni davvero poco rispettosi. Ma anche voi romani non avete tutta questa cura. L’altra sera, davanti ai cassonetti, c’era un materasso. Ma come è possibile buttare in strada un materasso?”.

Il quarto difetto riguarda – ce lo aspettavamo – il trasporto pubblico. “Tutto sommato, in questo quartiere ci sono tre stazioni della metro. Ma gli autobus passano troppo di rado, come i tram. Perché non ce ne sono di più?”. Riferiremo la domanda alla sindaca, Emily.

Al quinto posto nella lista delle cose “che non vanno”, l’assenza di servizi disponibili 24 ore su 24: “Mi piacerebbe ci fossero più bar, supermercati, alimentari aperti tutta la notte. In tante città del mondo è così, qui invece, se dopo una certa ora ho bisogno di qualcosa, ho pochissima scelta”.

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