14 marzo 2019 - 16:33 . Prati . Cronaca

Editoriale. Se quasi tre anni vi sembran pochi

di Luigi Carletti

A quasi tre anni dalla sua elezione, la sindaca di Roma guarda all’avvenuto scollinamento di metà legislatura come a un traguardo che probabilmente immaginava ben diverso. Lo immaginava diverso Virginia Raggi, e anche i tanti elettori romani che le avevano dato un mandato molto forte.

Il dettagliato servizio di RomaH24 spiega punto per punto che cosa non è andato bene e – senza inutili polemiche – evidenzia come, quegli undici punti, corrispondano ad altrettante promesse elettorali che formavano la spina dorsale del programma dei Cinquestelle. Quasi tre anni non sono pochi e la bocciatura, ad oggi, è evidente. I giudizi dell’opposizione di centrosinistra sono severi e documentati, e al tempo stesso prevedibili. D’altronde ciascuno fa il proprio mestiere. Ma al di là della normale dialettica politica, crediamo che ogni cittadino dotato di una minima autonomia di giudizio, sia in grado di dire come stanno, oggi, Roma e il proprio quartiere.

Dunque, che cosa non ha funzionato, almeno fino ad ora?

Ci sono due aspetti da focalizzare, apparentemente diversi tra loro, ma che rischiano di formare una congiuntura particolarmente complessa. Una sorta di tempesta perfetta che fa di Roma – purtroppo – una grande città in piena decadenza.

Il primo riguarda la classe dirigente che i Cinquestelle hanno portato al governo. Al grido di “onestà, onestà” (principio peraltro sacrosanto), nella stanza dei bottoni del Campidoglio sono entrate figure delle più varie. Così oggi puoi trovare la funzionaria strepitosamente efficiente e reattiva, ma anche l’assessore della cui nomina ti chiedi – non senza una certa angoscia – origini e ragioni. Non è casuale che la giunta, di assessori, ne abbia persa per strada una lunga sfilza, ultima dei quali quella Montanari la cui presunta competenza sul tema dei rifiuti ha subito colpi da destra e da sinistra, fino appunto alle dimissioni.

L’altro elemento ha a che fare con l’organizzazione ormai pericolosamente anacronistica di “Roma Capitale”. Non serve uno scienziato per comprendere lo squilibrio amministrativo che c’è tra le altre città italiane e una metropoli composta da quartieri grandi come capoluoghi. Se non si andrà a ridisegnare l’alberatura organizzativa di Roma decentrando funzioni, poteri, risorse e responsabilità ai quartieri (quartieri, non municipi), Roma sarà sempre più in ritardo rispetto alle altre maggiori capitali. Un ritardo che oggi – con i tempi che viviamo – rischia di avere conseguenze molto serie sull’economia non solo della città, ma di tutto il Paese.

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